FESTA SEL 2014
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mercoledì 7 dicembre 2011
giovedì 10 novembre 2011
DISCONTINUITA' E DEMOCRAZIA PER COMBATTERE LA CRISI
Il Paese sta sprofondando. Una classe dirigente incapace ha pensato per anni solo a proteggere se stessa e i suoi sodali. Lasciando agli speculatori e al mercato di imperversare a danno dei suoi concittadini. Oggi come non mai c’è il bisogno di aprire le finestre e far uscire l’aria putrida che si sente intorno. Dove va in onda la sceneggiatura di un Paese collocato eternamente in un cinepanettone, tra lettere, cene, ricatti, capannelli, la foto di un parlamento senza maggioranza che ci mette in ridicolo dinanzi al mondo intero e che troppo spesso maschera di “senso di responsabilità” la misera volontà di non abbandonare il privilegio garantito dal proprio scranno.
Ma da cui resta fuori la realtà. Il dramma dei precari, dei giovani, del ceto medio che ha perso drammaticamente potere d’acquisto, la produzione industriale che crolla di quasi 5 punti percentuali e 2,7 milioni di persone “inattive”.
Il berlusconismo si chiude con la sconfitta della politica. Che ha abdicato al suo ruolo per difendere un uomo imprigionato nelle proprie paure e nei propri guai, lasciando terreno libero alla finanza, agli speculatori, alle caste e alle corporazioni. Solcando una distanza tra chi si arricchiva e chi si impoveriva, spostando risorse dal basso verso l’alto, comprimendo diritti, garantendo copertura politica ai licenziamenti facili.
Per questo chiediamo di andare immediatamente ad elezioni anticipate: per far scegliere agli italiani quali misure e quali programmi siano necessari per fronteggiare la crisi, garantire equità sociale e rilanciare un’economia sostenibile. All’intero del campo del centrosinistra, con le primarie, e poi nel confronto elettorale con il centrodestra. Si chiama democrazia.
Molti, in queste ore, vorrebbero dar vita a un governo tecnico. Rispettiamo il ruolo di Napolitano, è legittimo che il Presidente della Repubblica prenda iniziative che vadano nella direzione di smuovere il quadro politico e rassicurare le istituzioni europee.
Siamo persone responsabili. Per questo non ci sottraiamo demagogicamente alla discussione e alla responsabilità delle scelte, ma crediamo che, oltre alle elezioni anticipate, ci sia solo un’altra strada percorribile: un governo di “scopo”, a tempo. Che si dia un obiettivo certo e un tempo prestabilito, per rassicurare non semplicemente i mercati, ma i cittadini di questo Paese.
Un governo e un obiettivo immediatamente da esplicitare: la “patrimoniale”. L’unico modo per fronteggiare l’emergenza dei conti pubblici e per dare un segnale, anche dal punto di vista simbolico, chiaro: le risorse necessarie si prendono a coloro che ne hanno fin troppe e a coloro che in questi anni hanno scaricato il peso della crisi sui ceti medi e bassi o, peggio ancora, si sono arricchiti sul terreno della finanza e della speculazione, dei mancati diritti, dei licenziamenti facili.
La patrimoniale come atto di discontinuità con questi anni e con le suicide politiche liberiste. Perché la crisi non cade come la pioggia dal cielo. E’ il frutto di scelte precise.
Siamo ben coscienti dei rischi che un governo di responsabilità nazionale possa diventare l’alibi per approvare tout court le misure indicate dalla Banca Centrale Europea. Per questo riteniamo che un governo a tempo possa nascere solo e solamente da un atto di discontinuità netto, non certo da soluzioni pasticciate o da grandi ammucchiate.
Vogliamo restituire dignità alla politica e sopratutto alla democrazia.
Chi governa un Paese lo fa responsabilmente rispondendo a un mandato dato dai propri cittadini, non dai mercati, non dalla finanza, non dalla Banca Centrale Europea. L’Europa non è soltanto una banca di cui si fa un gran parlare, a sproposito, in questi giorni. L’Europa è anche welfare universale, reddito minimo garantito, reti di protezione sociale, lotta feroce all’evasione fiscale, redistribuzione delle risorse.
Serve un governo che riporti l’Italia in Europa, ma dalla parte di chi guarda al futuro. Per farlo dobbiamo dare la parola ai cittadini italiani. Prima, in poco tempo, possiamo pure condividere misure che sicuramente il Paese approverebbe. A questo servirebbe il governo tecnico, a questo servirebbe la patrimoniale. Altrimenti, non c’è altra strada che le urne. Per, finalmente, tornare all’aria aperta.
Ma da cui resta fuori la realtà. Il dramma dei precari, dei giovani, del ceto medio che ha perso drammaticamente potere d’acquisto, la produzione industriale che crolla di quasi 5 punti percentuali e 2,7 milioni di persone “inattive”.
Il berlusconismo si chiude con la sconfitta della politica. Che ha abdicato al suo ruolo per difendere un uomo imprigionato nelle proprie paure e nei propri guai, lasciando terreno libero alla finanza, agli speculatori, alle caste e alle corporazioni. Solcando una distanza tra chi si arricchiva e chi si impoveriva, spostando risorse dal basso verso l’alto, comprimendo diritti, garantendo copertura politica ai licenziamenti facili.
Per questo chiediamo di andare immediatamente ad elezioni anticipate: per far scegliere agli italiani quali misure e quali programmi siano necessari per fronteggiare la crisi, garantire equità sociale e rilanciare un’economia sostenibile. All’intero del campo del centrosinistra, con le primarie, e poi nel confronto elettorale con il centrodestra. Si chiama democrazia.
Molti, in queste ore, vorrebbero dar vita a un governo tecnico. Rispettiamo il ruolo di Napolitano, è legittimo che il Presidente della Repubblica prenda iniziative che vadano nella direzione di smuovere il quadro politico e rassicurare le istituzioni europee.
Siamo persone responsabili. Per questo non ci sottraiamo demagogicamente alla discussione e alla responsabilità delle scelte, ma crediamo che, oltre alle elezioni anticipate, ci sia solo un’altra strada percorribile: un governo di “scopo”, a tempo. Che si dia un obiettivo certo e un tempo prestabilito, per rassicurare non semplicemente i mercati, ma i cittadini di questo Paese.
Un governo e un obiettivo immediatamente da esplicitare: la “patrimoniale”. L’unico modo per fronteggiare l’emergenza dei conti pubblici e per dare un segnale, anche dal punto di vista simbolico, chiaro: le risorse necessarie si prendono a coloro che ne hanno fin troppe e a coloro che in questi anni hanno scaricato il peso della crisi sui ceti medi e bassi o, peggio ancora, si sono arricchiti sul terreno della finanza e della speculazione, dei mancati diritti, dei licenziamenti facili.
La patrimoniale come atto di discontinuità con questi anni e con le suicide politiche liberiste. Perché la crisi non cade come la pioggia dal cielo. E’ il frutto di scelte precise.
Siamo ben coscienti dei rischi che un governo di responsabilità nazionale possa diventare l’alibi per approvare tout court le misure indicate dalla Banca Centrale Europea. Per questo riteniamo che un governo a tempo possa nascere solo e solamente da un atto di discontinuità netto, non certo da soluzioni pasticciate o da grandi ammucchiate.
Vogliamo restituire dignità alla politica e sopratutto alla democrazia.
Chi governa un Paese lo fa responsabilmente rispondendo a un mandato dato dai propri cittadini, non dai mercati, non dalla finanza, non dalla Banca Centrale Europea. L’Europa non è soltanto una banca di cui si fa un gran parlare, a sproposito, in questi giorni. L’Europa è anche welfare universale, reddito minimo garantito, reti di protezione sociale, lotta feroce all’evasione fiscale, redistribuzione delle risorse.
Serve un governo che riporti l’Italia in Europa, ma dalla parte di chi guarda al futuro. Per farlo dobbiamo dare la parola ai cittadini italiani. Prima, in poco tempo, possiamo pure condividere misure che sicuramente il Paese approverebbe. A questo servirebbe il governo tecnico, a questo servirebbe la patrimoniale. Altrimenti, non c’è altra strada che le urne. Per, finalmente, tornare all’aria aperta.
Francesco Ferrara
giovedì 3 novembre 2011
NON PAGHINO I SOLITI!
"Per poter avanzare una proposta credibile di intervento contro la crisi fatta di sacrifici, lacrime e sangue, ci vuole una classe dirigente moralmente ineccepibile, che abbia fatto dell’etica pubblica la dimensione dei propri comportamenti quotidiani.
Noi oggi al contrario abbiamo un governo che nella sua globalità è impresentabile. Un premier che crea imbarazzo ogni volta che mette un piede fuori dai confini nazionali, con ministri al di sotto di ogni sospetto. C’è insomma un assedio di ombre intorno a Palazzo Chigi.
Il governo e la sua maggioranza devono rendere conto al Paese del disastro in cui siamo oggi.
Gli anni del berlusconismo hanno rappresentato gli anni del più poderoso trasferimento di ricchezza dal mondo del lavoro dipendente al mondo ristretto della rendita finanziaria.
Chi paga oggi il prezzo della crisi?
Ci sono settori sociali che hanno già pagato troppo, che non ce la fanno più.
Oggi è il momento in cui o metti mano in maniera significativa alla struttura della ricchezza, colpisci la rendita finanziaria, dai ossigeno ai ceti mediopopolari altrimenti noi rischiamo di contenere il debito pubblico, ma contemporaneamente non ci accorgiamo che stiamo uccidendo l’Italia.
Inoltre la particolare vulnerabilità del nostro Paese deriva essenzialmente dalla sua condizione politica. Ciò che rende appetibile il “boccone Italia” e’ la fragilità della situazione politica.
Se noi restituissimo agli elettori la parola, questo non potrebbe che giovare all’Italia come è accaduto in altri Paesi.
La crisi che stiamo vivendo non è una crisi breve, è una crisi lunga di sistema.
Bisogna quindi mettere in campo strategie politiche che nessun tecnico può improvvisare.
La scelta sul chi paga la crisi: pagano gli amici di Berlusconi o pagano i ragazzi precari dei call center? Questa scelta non spetta ad un tecnico, è una scelta politica.
E penso che debba essere un governo con una forte legittimazione democratica a operare una svolta nel paese. Svolta quanto mai necessaria ed urgente".
Noi oggi al contrario abbiamo un governo che nella sua globalità è impresentabile. Un premier che crea imbarazzo ogni volta che mette un piede fuori dai confini nazionali, con ministri al di sotto di ogni sospetto. C’è insomma un assedio di ombre intorno a Palazzo Chigi.
Il governo e la sua maggioranza devono rendere conto al Paese del disastro in cui siamo oggi.
Gli anni del berlusconismo hanno rappresentato gli anni del più poderoso trasferimento di ricchezza dal mondo del lavoro dipendente al mondo ristretto della rendita finanziaria.
Chi paga oggi il prezzo della crisi?
Ci sono settori sociali che hanno già pagato troppo, che non ce la fanno più.
Oggi è il momento in cui o metti mano in maniera significativa alla struttura della ricchezza, colpisci la rendita finanziaria, dai ossigeno ai ceti mediopopolari altrimenti noi rischiamo di contenere il debito pubblico, ma contemporaneamente non ci accorgiamo che stiamo uccidendo l’Italia.
Inoltre la particolare vulnerabilità del nostro Paese deriva essenzialmente dalla sua condizione politica. Ciò che rende appetibile il “boccone Italia” e’ la fragilità della situazione politica.
Se noi restituissimo agli elettori la parola, questo non potrebbe che giovare all’Italia come è accaduto in altri Paesi.
La crisi che stiamo vivendo non è una crisi breve, è una crisi lunga di sistema.
Bisogna quindi mettere in campo strategie politiche che nessun tecnico può improvvisare.
La scelta sul chi paga la crisi: pagano gli amici di Berlusconi o pagano i ragazzi precari dei call center? Questa scelta non spetta ad un tecnico, è una scelta politica.
E penso che debba essere un governo con una forte legittimazione democratica a operare una svolta nel paese. Svolta quanto mai necessaria ed urgente".
Nichi Vendola
giovedì 10 giugno 2010
A ROMA SEL IN PIAZZA CON NICHI VENDOLA
Per portare i nostri colori, le nostre speranze, i nostri sogni. Ma anche il nostro disappunto per una manovra che colpisce sempre gli stessi: i più deboli. Solite ricette per i soliti noti. Una macelleria sociale. Così, il governo Berlusconi, dopo aver negato per mesi la crisi, oggi vara una manovra iniqua che colpisce i lavoratori, i cittadini e l’ambiente. E, soprattutto, non tocca le grandi ricchezze e gli speculatori.
La manovra delinea un quadro preciso: la crisi la pagano coloro che l’hanno subita e la subiscono. Le misure sono chiare e inequivocabili: tagli ai servizi, agli enti locali e alle Regioni, alla scuola, alla cultura, blocco degli stipendi del pubblico impiego, allungamento dei tempi per andare in pensione, condono edilizio, nessuna politica di investimenti per uscire dalla crisi economica o che riorienti l’economia verso uno sviluppo sostenibile sul piano ambientale e sociale.
E allora, noi, che abbiamo un’idea diversa, che non ci stiamo ad un altra pioggia di fango su quelli che da sempre le crisi le pagano e le subiscono, proviamo a raccontare un’altra idea. Vogliamo provare a mettere in campo quello che in campo non ci sta mai, quello che non trova rappresentazione, vogliamo affrontare la crisi con il coraggio di coloro che sanno scegliere da che parte stare.
La crisi si affronta tagliando la spesa pubblica (si, ma quella sbagliata, come le spese militari e le grandi opere a cominciare dal Ponte sullo stretto di Messina), tassando le transazioni finanziarie, le rendite e i patrimoni. Con meno tasse sul lavoro e più tasse a chi inquina e consuma risorse naturali. La lotta all’evasione fiscale non deve essere ridotta a mera propaganda (negli ultimi due anni, grazie al lasciar fare del governo è ulteriormente aumentata di 20 miliardi , superando i 120 miliardi l’anno) e vanno allargate le misure di protezione sociale, come il reddito minimo di cittadinanza, gli asili nido, il fondo per la non autosufficienza. E creare posti di lavoro, come ha fatto l’Europa, con l’economia verde, sostenendone le produzioni e i consumi relativi a fonti rinnovabili, efficienza energetica, eco efficienza delle produzioni, mobilità sostenibile, messa in sicurezza del territorio, agricoltura sostenibile.
La manovra delinea un quadro preciso: la crisi la pagano coloro che l’hanno subita e la subiscono. Le misure sono chiare e inequivocabili: tagli ai servizi, agli enti locali e alle Regioni, alla scuola, alla cultura, blocco degli stipendi del pubblico impiego, allungamento dei tempi per andare in pensione, condono edilizio, nessuna politica di investimenti per uscire dalla crisi economica o che riorienti l’economia verso uno sviluppo sostenibile sul piano ambientale e sociale.
E allora, noi, che abbiamo un’idea diversa, che non ci stiamo ad un altra pioggia di fango su quelli che da sempre le crisi le pagano e le subiscono, proviamo a raccontare un’altra idea. Vogliamo provare a mettere in campo quello che in campo non ci sta mai, quello che non trova rappresentazione, vogliamo affrontare la crisi con il coraggio di coloro che sanno scegliere da che parte stare.
La crisi si affronta tagliando la spesa pubblica (si, ma quella sbagliata, come le spese militari e le grandi opere a cominciare dal Ponte sullo stretto di Messina), tassando le transazioni finanziarie, le rendite e i patrimoni. Con meno tasse sul lavoro e più tasse a chi inquina e consuma risorse naturali. La lotta all’evasione fiscale non deve essere ridotta a mera propaganda (negli ultimi due anni, grazie al lasciar fare del governo è ulteriormente aumentata di 20 miliardi , superando i 120 miliardi l’anno) e vanno allargate le misure di protezione sociale, come il reddito minimo di cittadinanza, gli asili nido, il fondo per la non autosufficienza. E creare posti di lavoro, come ha fatto l’Europa, con l’economia verde, sostenendone le produzioni e i consumi relativi a fonti rinnovabili, efficienza energetica, eco efficienza delle produzioni, mobilità sostenibile, messa in sicurezza del territorio, agricoltura sostenibile.
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