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domenica 3 aprile 2011

PANE E LIBERTA' di Nichi Vendola

Sabato 2 aprile ho partecipato alla manifestazione per la pace, a Manduria, nella mia Puglia.

Dopo le vergognose sequenze di tanta povera gente ammassata in condizioni disumane nell’isola di Lampedusa, oggi è il turno di Manduria dove il modello tendopoli cade letteralmente a pezzi sotto le scosse di mille contraddizioni.
Quella tendopoli che ancora oggi appare priva di una chiara configurazione giuridica, è il contrario di un modello di accoglienza ed è soltanto il simbolo di un’arroganza ideologica, priva di razionalità, che mette a rischio la tutela di diritti umani fondamentali.

Torno a chiedere, alla luce delle inquietanti cronache di queste ore un gesto di resipiscenza. Il governo abbandoni la tentazione di una gestione tutta repressiva e militare di un’emergenza che in ogni suo aspetto ha un carattere sociale e umanitario e affidi alla protezione civile e, per questa via, alle istituzioni locali a al mondo dell’associazionismo e del volontariato la sfida della solidarietà e dell’accoglienza. Il governo usi l’articolo 20 del testo unico sull’immigrazione per consentire ai migranti quella protezione temporanea che è l’unico strumento in grado di incoraggiare i ricongiungimenti familiari e di evitare il concentramento in luoghi chiusi di tanti uomini e di tante donne che scappano dalla povertà e dalla paura e chiedono pane e libertà.

La tendopoli non è la riposta al problema, è la risposta che vuole la Lega. La tendopoli è al Sud e vuole dimostrare all’elettorato del Nord che terroni e africani sono rimasti amalgamati nello stesso terreno. Stanno costruendo una risposta elettoralistica con un retrogusto un po’ xenofobo; noi davanti a questa fabbrica dell’emergenza continueremo a fare della solidarietà la nostra bandiera e la nostra battaglia.

lunedì 1 marzo 2010

"CON I MIGRANTI" di Nichi Vendola

Questo di oggi è un primo marzo di lotta contro le leggi parafasciste sul tema dell’immigrazione. Contribuire al successo delle mobilitazioni e delle iniziative dei migranti, allo sciopero dei lavoratori immigrati e quanto altro potrà essere messo in opera, non è solo un doveroso atto di solidarietà. E’ anche ricostruire un’idea del mondo, ridare un’anima alla politica nel nostro Paese, macchiato da troppe leggi parafasciste sul tema dell’immigrazione.
Un primo marzo di lotta e di impegno di chi lavora nel nostro Paese, contribuendo al nostro benessere, sostenendo i nostri cari anziani o malati, ma che poi è costretto a vivere negli anfratti di un’arida concessione nostrana di permessi, o nella misera clandestinità. Un primo marzo di chi ha il diritto ai diritti e all’integrazione, e che invece troppo spesso trova solo le mille forme indecenti dell’ostilità, del rifiuto, della violenza razzista.
La mobilitazione di oggi interessa anche noi e ci dice che vivere in un’Italia che perde per strada i suoi connotati di civiltà non fa bene alla democrazia.