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lunedì 13 maggio 2013

EffettoSEL: LE CANDIDATE E I CANDIDATI DI SEL con Marco Troiano Sindaco

EffettoSEL a Brugherio è l'accento che mettiamo sul LAVORO, sui PARCHI e la DIFESA DEL SUOLO, sui DIRITTI, sui BENI COMUNI.
EffettoSEL sono anche i volti delle nostre candidate e dei nostri candidati.
Volti e storie di persone che lavorano, che si impegnano nel sociale, nella scuola, nel sindacato, nelle associazioni e nei comitati del territorio.
Volti di persone che sanno immaginare che Brugherio possa essere migliore e che per questo hanno deciso di metterci la faccia: con Marco Troiano Sindaco per far ripartire la città.
























sabato 16 marzo 2013

LAURA BOLDRINI, DEPUTATA DI SEL, ELETTA PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI



Alle elezioni politiche del 2013 Laura Boldrini è candidata alla Camera dei deputati nelle circoscrizioni Sicilia 1 e 2 e Marche come capolista di Sinistra Ecologia Libertà. Risultata eletta deputata, il 16 marzo 2013, a seguito di una riunione fra il Partito Democratico e Sinistra Ecologia Libertà, è stata indicata dalla coalizione "Italia. Bene Comune" come candidata alla Presidenza della Camera dei deputati. È stata eletta Presidente della Camera dei deputati lo stesso giorno, ottenendo 327 voti su 618 votanti. 
È la terza donna, dopo Nilde Iotti ed Irene Pivetti, a ricoprire questo ruolo.
“Lotta alla povertà, non ai poveri”, “gli ultimi devono tornare cittadini”, “degli esodati noi non ci siamo mai dimenticati”, "dobbiamo farci carico dell'umiliazione delle donne".
Queste frasi, e altre simili che esprimono la sofferenza a volte rassegnata e a volte rabbiosa in cui versa questo paese, sono risuonate oggi dentro il cuore delle nostre istituzioni.
Parole che non si sentivano da lungo tempo. 

Parole fin qui troppo spesso estromesse a tal punto da segnare la distanza, meglio ancora il distacco tra la politica e la vita reale delle persone. 

A pronunciarle, una donna, Laura Boldrini, dal nome e dal viso ai più fin qui sconosciuto.

Una donna che ha speso gran parte della sua vita nel lavoro verso i poveri e verso gli ultimi, sempre lontana dai riflettori. 
Una donna a cui è stato proposto di testimoniare, con la sua candidatura, che vita reale delle persone e buona politica sono dentro il medesimo spazio, l’unico da cui la democrazia possa riemergere dalla nebbia che la sta avvolgendo.

Dunque, esistono, anche dentro i partiti, figure, soggettività, competenze, esperienze che danno speranza e fiducia al cambiamento. 

Dietro quel discorso c’è tutto questo, e tutto questo potrà contribuire ad aggredire le ragioni di quella sofferenza del paese se verrà data la possibilità e il tempo di lavorare a questo Parlamento e alla sua nuova Presidente.
Mentre Laura Boldrini parlava le immagini televisive inquadravano Vendola e Bersani, seduti l’uno a fianco dell’altro, intenti a seguire quel discorso così nuovo e profondo. 
Quella è l’immagine che, forse per la prima volta da mesi, fissa la bontà di una coalizione, così spesso assente in campagna elettorale.
Vendola e Bersani hanno compiuto, insieme, la mossa vincente. 
Con trasparenza, senza mediazioni al ribasso, negli interessi generali di un paese in seria difficoltà e in sintonia con un sentire comune che chiede cambiamento.
Questo è il centrosinistra che vogliamo. 
Anzi, diciamolo più semplicemente: è la sinistra che vogliamo.

mercoledì 7 dicembre 2011

PERCHE' SIAMO CONTRARI AGLI INTERVENTI PREVIDENZIALI PREVISTI DAL GOVERNO MONTI

Premessa
“Negli scorsi anni la normativa previdenziale è stata oggetto di ripetuti interventi che hanno reso, a regime, il sistema pensionistico Italiano tra i più sostenibili in Europa e tra i più capaci di assorbire eventuali shock negativi. Già adesso l'età di pensionamento, nel caso di vecchiaia, è superiore a quella dei lavoratori tedeschi e francesi”
Così il Presidente Monti si è espresso al Parlamento presentando il programma del suo Governo; oggi quelle parole confermano che i tagli alla spesa previdenziale non sono funzionali a ristabilire una maggiore equità del sistema né a sanare un eccesso di generosità rispetto agli altri sistemi Europei ma,in quanto facilmente quantificabili anche nei propri effetti nel tempo, servono solo a rassicurare i mercati.

Nel sistema contributivo, che verrà applicato a tutti a partire dal 1 Gennaio 2012, la prestazione pensionistica è strettamente dipendente dai contributi versati durante la vita lavorativa e i coefficienti di trasformazione, in base ai quali si calcola l'ammontare della pensione, tengono conto dell'attesa di vita media rendendo indifferente per le casse dello stato l'età di pensionamento.
Il problema dunque non è la sostenibilità economica del sistema ma la sua sostenibilità sociale dal momento che i due parametri di riferimento della riforma del 1995, cioè carriere lavorative stabili e continuative e crescita del Pil di almeno 1,5 punti l'anno, sono venuti meno con il rischio che i più giovani debbano attendersi pensioni assai inferiori a quel 60% della retribuzione media(cioè circa 900 euro) previsti dal protocollo sul Welfare del Governo Prodi.

Per questi motivi siamo convinti che non si possa tagliare ulteriormente la spesa previdenziale, che i tagli alla spesa pubblica debbano riguardare altre voci (spese militari, grandi opere non prioritarie, riorganizzazione del funzionamento della macchina amministrativa ecc.) e che le risorse che possono derivare da processi di equità interni al sistema previdenziale vadano utilizzate per dare ai giovani una prospettiva pensionistica e a tutti la speranza di una vecchiaia dignitosa.

Nella proposta Monti non c'è alcuna traccia di quella equità intergenerazionale di cui si parla ogni volta che bisogna giustificare i previsti tagli alla spesa pubblica.

Perché siamo contrari
- Blocco delle indicizzazioni al costo della vita per le pensioni superiori a 960 euro.
Dopo il 1992 le pensioni hanno perso ogni aggancio alla dinamica salariale e la rivalutazione rispetto all'inflazione rimane l'unica salvaguardia contro la perdita progressiva del loro valore reale.
L'eliminazione di questo strumento, anche per pensioni modeste come quelle tra mille e duemila euro mensili, seppure prevista al momento solo per il biennio 2012-2013, produrrà una secca diminuzione del potere d’acquisto delle pensioni. Poiché la misura riguarda circa 9 milioni di pensionati sarà inevitabile un impatto negativo sull’economia del Paese.

-Aumento dell'età pensionabile a 67 anni per uomini e donne.
E' una misura iniqua perché non considera che i lavori sono diversi per fatica e per impegno e che il mercato del lavoro oggi tende ad espellere i lavoratori anziani.
Inoltre l'equiparazione dell'età pensionabile tra uomini e donne cancella l'unico riconoscimento per il lavoro di cura presente nel nostro ordinamento.
Della favola bella secondo cui i risparmi derivanti da questa operazione sarebbero stati investiti in nidi, servizi per anziani e per le famiglie, per alleviare la fatica delle donne, non è rimasto nulla. I 3,5 mld risparmiati andranno a ripianare il debito pubblico.
Se a questo si aggiungono i tagli consistenti alle risorse per gli Enti Locali (circa 5,5 mld), con conseguente riduzione dei servizi pubblici, sarà evidente come le donne siano tra i soggetti più penalizzati dalla manovra.
In quanto ai giovani non solo manca ogni intervento per garantire loro una pensione dignitosa, ma l'allungamento dell'età pensionabile, insieme con il blocco del turnover e delle piante organiche del pubblico impiego, ridurrà ulteriormente le loro occasioni di occupazione.

-Abolizione delle pensioni di anzianità con spostamento a 42 anni della contribuzione necessaria per andare in pensione indipendentemente dall'età anagrafica.
L'aumento dell'età pensionabile e la contemporanea abolizione delle pensioni di anzianità, in presenza di un aumento della disoccupazione e di una precoce espulsione dal mercato del lavoro degli ultracinquantenni, aumenterà il numero di chi sarà privo di reddito non essendo più né lavoratore, nè pensionato, con conseguente aumento della spesa sociale.

-Estensione a tutti del sistema contributivo pro rata.
Ci sarà una riduzione della pensione attesa per molti lavoratori senza che ad essa corrisponda un sostegno alle pensioni più basse né il ritorno ad un'uscita flessibile dal mercato del lavoro come previsto nella riforma Dini del '95 che lasciava almeno uno spazio alle scelte delle persone.

- Riteniamo gravissimo anche il riferimento ad una commissione che entro il 2012 studi le modalità per trasferire parte dei contributi dovuti all’INPS verso fondi pensionistici integrativi.
Un modo subdolo per operare una sostanziale riduzione della copertura pubblica previdenziale. Scrivere che in questo modo si cerca di garantire la pensione dei giovani, data l’attuale crisi finanziaria, costituisce un’offesa alla razionalità.

martedì 8 marzo 2011

SI PUO’ CONFINARE IL MONDO IN UN GIORNO?

Le donne sono mondo, come gli uomini d’altra parte. Si può confinare il mondo in una giornata? Si può confezionare un mazzetto di mimose e mettere insieme un po’ di frasi fatte per narrare di una festa delle donne che in realtà non narra nulla, in quanto festa?

E tuttavia, nonostante tutto, è bene non lasciar correre via l’otto marzo, è bene sottrarlo, per quel che possiamo, alla banalità della festa caramellata. Accendere i riflettori, cercando di capire come va il mondo a partire da come va per le donne. E non solo guardando al lato oscuro del loro essere donne, al lato della violenza, per esempio, di cui sono vittime in tutte le latitudini.

Le donne sono misura speciale del mondo: misura speciale per la speciale relazione che hanno con esso, per l’ostinato rapporto che instaurano con la vita e con l’esistenza di chi è loro vicino. Le reti di relazioni affettive, esistenziali, di senso che ancora resistono nel mondo, hanno le donne come cardine.

E sono le donne, soprattutto, a essere al centro di tutte le contraddizioni di questo mondo globale. Le ragazze di Teheran che salgano sui tetti per la libertà; le intellettuali di religione musulmana che vogliono interpretare il Corano dal punto di vista delle donne, sfidando la millenaria pretesa maschile in materia; le migranti che si mettono in viaggio sfidando il destino e riempiono il nostro mondo col loro lavoro e la loro vita. E le donne di tutti i giorni, sempre costrette ad arrabattarsi tra il “produrre e il riprodurre”, tra casa, lavoro, cura degli affetti, obblighi parentali e quant’altro. E le giovani donne, le ragazze alle prese con precariato e flessibilità, incertezza di reddito e di futuro.

Otto marzo, dunque, nonostante i passi indietro, spesso disastrosi, e le difficoltà vecchie e nuove che insorgono o tornano e non trovano soluzione.

Otto marzo delle donne, per ricordare la fatica dell’essere donna ma anche il coraggio, l’ostinazione, la forza che segnano le vicende del mondo, tra contraddizioni e interrogativi a cui non sappiamo dare una risposta. E anche la gioia, la passione, la libertà che le accompagna quando riescono a essere un po’ padrone delle loro scelte.

Sconfinando oltre l’otto marzo, auguri a tutte le donne!

mercoledì 2 marzo 2011

GIORNATA DELLA DONNA IN CAMERA DEL LAVORO

Proiezione di un film dedicato al tema "Incontro tra generazioni"

In occasione della Giornata della Donna, venerdì 4 marzo, alle ore 15, la Camera del Lavoro di Monza e Brianza e il Coordinamento Donne dello SPI CGIL Monza e Brianza propongono la proiezione del film "Libere", di Cristina e Francesca Comencini, con Lunetta Savino e Isabella Ragonese.

L'appuntamento, dedicato al tema "Incontro tra generazioni", si terrà nel salone Bruno Trentin. Interverranno Fulvia Colombini, Segretaria CGIL Lombardia, e Gabriella Fanzaga, Responsabile regionale del Coordinamento Donne SPI CGIL.

Seguirà, al termine del film, un happy hour.

La presentazione più adatta non può essere che quella fatta dalla stessa Cristina Comencini:

"Da luglio dello scorso anno un gruppo di donne di varie città italiane, di professioni ed età diverse ha cominciato a riunirsi e a scriversi. Sentivamo un disagio forte per come la televisione e i giornali italiani ci rappresentano, per la quantità crescente di episodi di violenza contro le donne, per la nostra vita reale, di famiglia e di lavoro. Ci siamo chieste se le donne avessero abbandonato l'idea che si potesse cambiare questo stato di cose. Prese da vite frenetiche, da carriere difficili da combinare con la vita privata, dalla nostra volontà di non trascurare i figli, i compagni, restava poco tempo per pensare a se stesse e valutare se la libertà di cui certamente godiamo più delle generazioni che ci hanno preceduto, ci avesse reso veramente libere. Gli scandali sessuali, il corpo della donne usato da uomini e donne come merce, il tasso di lavoro femminile più basso d'Europa, la scarsità di servizi di base alla maternità, la differenza di remunerazione a parità di preparazione e mansione, la natalità decrescente e sempre più tardiva, ci dicono che oggi l'Italia non è un paese per donne. Eppure proprio nel nostro paese le spinte di cambiamento della vita e della coscienza delle donne sono state forti e determinanti, già nel dopoguerra e in tutti gli anni Settanta. Cosa ha interrotto da una generazione all'altra la consapevolezza del nostro ruolo fondamentale nella società, della nostra dignità, dei nostri diritti? "

lunedì 14 febbraio 2011

SE NON IO, CHI PER ME?

Duecentomila a Roma, centomila a Milano e Torino, cinquantamila a Napoli, trentamila a Firenze, ventimila a Palermo, duemila persino a Bergamo. Almeno un milione, forse di più, non ha importanza. Importa l'immenso, forse inaspettato successo, il risveglio improvviso di chi sembrava rassegnato al silenzio.

Più di 230 piazze sono state invase domenica 13 febbraio da un fortissimo desiderio di riconoscimento collettivo, ben sapendo che la voglia di voltar pagina non si esaurisce nell’andare ad una manifestazione.

Città invase perché certa politica svaluta la forza delle donne, fa spreco della loro intelligenza, si priva della loro “grandezza”.

Città invase perché le donne sono ovunque. Nei luoghi dei conflitti reali di tutti i giorni: mercato del lavoro, luoghi del sapere, dell’informazione, partiti politici. Donne che non si sentono più seconde, malgrado i tanti ostacoli che ne rendono difficile la propria autorealizzazione, malgrado l’uso debordante dell’immagine del corpo femminile per il mercato, malgrado politiche che non si interrogano sul senso di questa nuova soggettività.

Città invase per ascoltare e riconoscere la parola delle donne che non si è mai zittita, a partire da quella pronunciata da coloro che per prime hanno smascherato il “ciarpame politico” e le perversioni del “sultano”, e di quelle, innumerevoli, che in tanti modi e ogni giorno esercitano la propria autonomia di giudizio, tengono insieme tutto: fatica, desideri, competenze professionali e di cura, conflitti.

Città invase per rendere trasparente, contro l’ipocrisia dilagante, il legame tra le notti di Arcore e i giorni dei palazzi del potere. Merce diversa per un medesimo incastro: benefici e carriere politiche in cambio di subordinazione e fedeltà. Per donne e uomini.

Città invase perché se le “male ragazze consenzienti“ sollecitano vecchi e nuovi interrogativi, i vecchi signori che con denaro e potere usano il loro corpo provocano la certezza della ripulsa.

Città invase per ricominciare a parlare di sessualità, in primis quella dei tanti uomini intrappolati nello scambio sesso-denaro-potere.

Città invase per dire basta. Basta contro questo governo e questo premier, basta contro la mercificazione delle donne ma anche contro l'avvilimento di tutto il paese. Basta gridato da tutte, le giovani e meno giovani, le attrici e le disoccupate, le studentesse e le sindacaliste, le suore e le immigrate, le casalinghe e le donne delle istituzioni, facce note ma soprattutto ignote, donne tutte belle finalmente, belle per la passione, e l'indignazione, e l'irruenza, e la coscienza di sé, dei propri diritti espropriati e derisi: e uomini, tanti, finalmente consci che il basta delle donne poteva avere, ed ha avuto, un suono più alto, più felice, più coraggioso, da cui ripartire per cambiare finalmente lo stato del paese.



lunedì 7 febbraio 2011

SE NON ORA, QUANDO? IL 13 FEBBRAIO SEL C'E'

In Italia la maggioranza delle donne lavora fuori o dentro casa, crea ricchezza, cerca un lavoro (e una su due non ci riesce), studia, si sacrifica per affermarsi nella professione che si è scelta, si prende cura delle relazioni affettive e familiari, occupandosi di figli, mariti, genitori anziani.

Tante sono impegnate nella vita pubblica, in tutti i partiti, nei sindacati, nelle imprese, nelle associazioni e nel volontariato allo scopo di rendere più civile, più ricca e accogliente la società in cui vivono. Hanno considerazione e rispetto di sé, della libertà e della dignità femminile ottenute con il contributo di tante generazioni di donne che – va ricordato nel 150esimo dell'unità d'Italia – hanno costruito la nazione democratica.

Questa ricca e varia esperienza di vita è cancellata dalla ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità. E ciò non è più tollerabile.

Una cultura diffusa propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici.
Questa mentalità e i comportamenti che ne derivano stanno inquinando la convivenza sociale e l'immagine in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione.
Così, senza quasi rendercene conto, abbiamo superato la soglia della decenza.
Il modello di relazione tra donne e uomini, ostentato da una delle massime cariche dello Stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni.
Chi vuole continuare a tacere, sostenere, giustificare, ridurre a vicende private il presente stato di cose, lo faccia assumendosene la pesante responsabilità, anche di fronte alla comunità internazionale.

Noi chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro, della nostra dignità e diciamo agli uomini: se non ora, quando? è il tempo di dimostrare amicizia verso le donne.

L'APPUNTAMENTO E' PER
IL 13 FEBBRAIO
IN OGNI CITTA' ITALIANA

venerdì 28 gennaio 2011

SABATO 29 GENNAIO: MOBILITIAMOCI PER RIDARE DIGNITA' ALL'ITALIA

Sinistra Ecologia Libertà ha aderito alla manifestazione "Mobilitiamoci per ridare dignità all'Italia", promossa per sabato 29 gennaio a Milano alle 15 in Piazza Scala da donne e uomini del mondo della cultura, della società civile, del sindacato, dei partiti e delle associazioni.

Con un simbolo: la sciarpa bianca del lutto per lo stato in cui versa il Paese.
Uno slogan: Un'altra storia italiana è possibile.
E poi le nostre facce. Le facce delle donne italiane, quelle della realtà.
Appuntandoci sulla giacca una fotocopia della nostra carta di identità con su scritto che quello che siamo: cassaintegrate, ricercatrici, precarie, artiste, studentesse, registe, operaie e giornaliste, per dire la forza che rappresentiamo a dispetto di tutto.
Pensiamo che la soluzione debba essere politica, prima ancora che giudiziaria e sarebbe bello che una spallata la dessimo proprio noi al capo supremo di questa telecrazia autoritaria, eversiva e misogina.
Sentiamo il bisogno di porre un freno a tutto questo: perché arrivi alle giovani donne un messaggio di libertà, di giustizia, di diritto a una vita fatta di scelte consapevoli, di riconoscimento della dignità della loro persona, della loro intelligenza, del loro sentire e delle loro competenze; perché gli uomini, in particolar modo i giovani, rifiutino il modello sessista che domina e spezzino la complicità maschile contro il corpo delle donne; perché chiunque abbia cariche istituzionali e sia coinvolto in questa vicenda si faccia da parte.

Quel che accade del nostro Paese offende le donne, ma anche gli uomini che non si riconoscono nella miseria della rappresentazione di una sessualità rapace e seriale, nello squallore di una classe dirigente che ha fatto dell'eversione di ogni regola e nel sovvertimento di qualunque verità il suo tratto distintivo. Ed è anche a questi uomini che chiediamo di essere con noi sabato 29.
Per ribadire insieme che "un'altra storia italiana è possibile".

giovedì 20 gennaio 2011

Non siamo tutte in fila per il bunga bunga

“Perché, se fossi stato tu in Silvio Berlusconi, non avresti fatto lo stesso?”. “E’ solo invidia!”. “Ora lo vogliono incastrare per una passerina!”. “Meglio Silvio di Marrazzo”. “Meglio andare con le donne che essere gay”. “L’uomo è uomo, è natura”. “Ognuno ha le sue debolezze”.

Queste sono le frasi che si sentono in giro in queste ore. Da parte della politica più becera, quella che si può permettere di essere costantemente bassa e volgare perché così ha costruito il proprio consenso, ma anche da parte della gente comune, quella che incontri al supermercato, che fa la fila alle poste, quella che ha figlie adolescenti. Attenzione però: queste frasi non le pronunciano solo gli uomini, ma anche tantissime donne. La difesa più forte a Berlusconi, più convinta in questi mesi e ancor più in questi giorni, la si ascolta, purtroppo, da parte delle donne.

Ma, come sostiene Concita de Gregorio in un articolo di ieri su l’Unità, anche noi siamo sicuri che “la maggior parte delle donne italiane non è in fila per il bunga bunga. È dunque alle altre, a tutte le altre donne che mi rivolgo: dove siete, ragazze? Madri, nonne, figlie, nipoti, dove siete. Di destra o di sinistra che siate, povere o ricche, del Nord o del Sud, donne figlie di un tempo che altre donne prima di voi hanno reso ricco di possibilità uguale e libero, dove siete? Davvero pensate di poter alzare le spalle, di poter dire non mi riguarda? Il grande interrogativo che grava sull’Italia, oggi, non è cosa faccia Silvio B. e perché.
La vera domanda è

giovedì 25 novembre 2010

GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Per noi donne la giornata di oggi è utile se non diventa un altro modo rituale per allontanare da sé un problema culturale e politico che ci riguarda da vicino nelle relazioni uomo/donna, negli assetti familiari,sociali e istituzionali, nella cultura dominante anche nel nostro paese.

A giudicare dall’uso del corpo femminile nei media e nella pubblicità, nel degradante crepuscolo berlusconiano la donna è ancora merce di scambio, utilizzata in squallidi commerci dove si scambiano favori sessuali con soldi e doni e persino con cariche pubbliche.
Alla radice di ogni violenza sessuale c’è sempre l’idea che la donna sia preda, che il corpo femminile sia puro oggetto del desiderio maschile.
La violenza nasce dal non riconoscimento della libertà e soggettività dell’altra.

In Italia una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni, nella sua vita è stata vittima della violenza di un uomo. Secondo i dati dell'Istat, sono 6,743 milioni le donne che hanno subito nel corso della propria vita violenza fisica e sessuale, 3 milioni quelle che hanno subito aggressioni durante una relazione o dopo averla troncata. Si tratta di violenze domestiche soprattutto a danno di mogli e fidanzate: 8 donne su 10 malmenate, ustionate o minacciate con armi hanno subito le aggressioni in casa. Un milione di donne hanno subito uno stupro o un tentato stupro. A ottenere con la forza rapporti sessuali è il partner il 70% delle volte.

Il “femminicidio” è un fenomeno in aumento in Italia: da 101 vittime del 2006 a 119 del 2009. Il primato è tutto del Nord, dove avvengono il 50% delle aggressioni mortali: una vittima di omicidio su cinque è donna. Gli assassini sono nella maggior parte dei casi mariti, conviventi o ex. Chi uccide una donna è nel 90,3% dei casi conosciuto dalla vittima e per il 76% italiano. La casa della persona aggredita è il luogo del delitto nel 70% dei casi.

Per fare uscire dal silenzio questa drammatica situazione si celebra il 25 novembre, la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, istituita con la risoluzione n. 54/134 dalle Nazioni Unite nel 1999 al fine di sensibilizzare governi, istituzioni e società civile. L'Onu ha scelto questo giorno per commemorare la tragica vicenda delle tre sorelle Mirabal violentate, pugnalate e strangolate il 25 novembre del 1960, per ordine del dittatore Trujillo

venerdì 29 ottobre 2010

STATISTA BUNGA BUNGA di Concita de Gregorio, direttore de L'Unità

Ce lo possiamo permettere? Chiediamoci questo. L'Italia, noi italiani viviamo in un paese così prospero, così egualitario, così giusto, così salubre e così efficiente, in un paese così ricco di tutte quelle ricchezze che fanno dignitosa la vita degli uomini da poterci permettere - in questa democrazia avanzata e matura, solida e coesa - la bizzarria di avere a capo del governo un uomo anziano ossessionato dalla sua stessa vecchiaia, avvelenato di farmaci che gli assicurano apparente vigore e devastato dalle plastiche che ne fingono l'eterna giovinezza, un ex chansonnier piduista di tortuose fortune e discutibili amicizie oggi impegnato a tempo pieno a garantirsi l'impunità dai molti processi e a comprarsi le alleanze che lo portino al Quirinale oltrechè, da una certa ora del giorno in poi, ad organizzare notti in villa e trasferte in dacia così da poter ricevere in accappatoio bianco le ospiti procacciate a nugoli dai suoi servitori intanto messi a capo di imprese commissioni parlamentari reti televisive e ministeri, riceverli con il calice in mano e fare le sei del mattino raccontando barzellette di sapore africano dei tempi di Macario, e tutti giù a ridere prima di tuffarsi in piscina o nel letto?….