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venerdì 25 aprile 2014

LA RESISTENZA OGGI SI CHIAMA NON-VIOLENZA. LA LIBERAZIONE DISARMO

La Festa della Liberazione si festeggia in tutta Italia per ricordare la lotta che ha portato alla liberazione del nostro Paese dal nazi-fascismo.
A Brugherio l’appuntamento è quello tradizionale della manifestazione per le vie cittadine: il corteo partirà alle ore 10 dal Comune, con il sindaco Marco Troiano e Lorella Brusa in rappresentanza dell’ANPI provinciale.

Nel pomeriggio la grande manifestazione di Milano: tra gli oratori del comizio conclusivo, oltre al Presidente Nazionale di ANPI Carlo Smuraglia, ci sarà anche la nostra concittadina e senatrice a vita Elena Cattaneo.

Partecipare alle diverse iniziative significa non solo commemorare le vittime del Nazi-fascismo e ricordare i protagonisti della Resistenza, ma anche difendere e coltivare il loro lascito, cioè i valori su cui si fondano la Repubblica italiana e la sua Costituzione.
Per questo SEL aderirà domani alla manifestazione per la pace e il disarmo a Verona dove all’Arena si è dato appuntamento il movimento pacifista italiano per lanciare un messaggio forte e chiaro al mondo politico nazionale in nome della nostra Costituzione. “L’Italia ripudia la guerra, ma continua ad armarsi. Crescono le spese militari, si costruiscono nuovi strumenti bellici. Il nostro Paese, in piena crisi economica e sociale, cade a picco in tutti gli indicatori europei e internazionali di benessere e di civiltà, ma continua ad essere tra le prime dieci potenze militari del pianeta, nella corsa agli armamenti più dispendiosa della storia. Ne sono un esempio i nuovi 90 cacciabombardieri F35, il cui costo di acquisto si attesta sui 14 miliardi di euro, mentre l’intero progetto Joint Strike Fighter supererà i 50 miliardi di euro… 
La resistenza oggi si chiama nonviolenza. La liberazione oggi si chiama disarmo”.

In particolare, il tema della cancellazione del programma di acquisto dei cacciabombardieri F-35, sin dalle prime fasi di questa legislatura è stato al centro dell’agenda politica nostra e dell’onorevole Giulio Marcon (Sel) , il quale per primo ha presentato una mozione alla Camera e ha fondato, con altri colleghi, l’intergruppo dei parlamentari per la pace, un inedito nella storia del Parlamento italiano.
Volendo garantire la piena applicazione dell’art. 11 (“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali...”) e dell’art. 52 della Costituzione italiana (che definendo la difesa della Patria “sacro dovere del cittadino”, contempla in sé anche la promozione di una difesa civile), la proposta di Sinistra Ecologia Libertà prevede di:
- ridurre la spesa militare complessiva italiana (quest’anno pari a 24 miliardi di euro) e le sacche di privilegio esistenti nel comparto militare (ausiliaria, previdenza, moltiplicazione degli uffici e delle cariche);
- ridurre lo spreco di risorse pubbliche destinate all’acquisto di armi, a partire dalla cancellazione del programma di acquisto degli F-35. Se si considera che l’Italia intende acquistare 90 cacciabombardieri, che presentano problematiche strutturali e il cui costo si aggira sui 130 milioni di euro ciascuno (15 miliardi il costo complessivo, 52 miliardi se si includono i conseguenti costi di gestione e di mantenimento), la riduzione prevista di 400 milioni di euro della difesa (150 milioni per il programma F-35), prevista dal decreto sul bonus Irpef varato nei giorni scorsi dal Governo, è insufficiente e ridicola: ridurre di 150 milioni il costo degli F-35 significa rinunciare a un solo F-35 e a un pezzo d’ala;
- sostenere le politiche economiche volte alla conversione a fini civili (come previsto dalla legge n. 185 del 1990) delle industrie produttrici di armi.
- rendere effettiva la possibilità che il Servizio Civile nazionale concorra, in alternativa al servizio militare, alla difesa della Patria. I fondi per finanziarlo possono provenire dal trasferimento di risorse dalla difesa armata a quella non armata;
- inserire, nelle attività di cooperazione internazionale, il Peacebuilding civile (interposizione, mediazione, riconciliazione), facente parte delle esperienze maturate dalla società civile organizzata nelle situazioni di conflitto. In tal senso, vanno potenziati gli Interventi Civili di Pace, come già si è iniziato a fare (grazie ad un emendamento di Sinistra Ecologia Libertà) con la legge di stabilità, che ha approvato un finanziamento di 9 milioni di euro (3 per ogni anno dal 2014 al 2016) per l’istituzione dei Corpi Civili di Pace, nei quali saranno coinvolti 500 giovani nell’ambito della legge nazionale sul Servizio Civile. Si tratta ora di approvare la legge nazionale sui Corpi Civili di Pace;
- avviare una politica di difesa europea, autonoma, pacifica e nonviolenta, con l’immediato superamento della Nato, le cui ragioni di esistenza non si giustificano e il cui Patto (soprattutto con la fine della guerra fredda) è ormai obsoleto e comunque da sempre incompatibile, per finalità e strumenti, con il nostro ordinamento. L’obiettivo da raggiungere, insieme alla costituzione degli Stati Uniti di un’Europa solidale (come già suggeritoci da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi ne “Il manifesto di Ventotene”), è l’accrescimento del ruolo delle Nazioni Unite, la sola organizzazione che può e deve dirimere le controversie internazionali e promuovere la pace tra i popoli.

mercoledì 24 aprile 2013

25 APRILE: A BRUGHERIO TORNA IL CORTEO CITTADINO


Quest’anno finalmente anche Brugherio potrà festeggiare il 25 aprile come si è sempre fatto: con un corteo per le vie cittadine.
Lo scorso anno, infatti, il 25 aprile cadeva a un mese esatto dalla rovinosa e prematura fine della giunta Lega-PdL che aveva dato inizio a questo lungo anno di commissariamento.
Per questo la consueta manifestazione era stata ridotta a una semplice commemorazione: un altro bel "regalo" dell’ex sindaco Ronchi e della sua raffazzonata e litigiosa maggioranza.

Riportiamo il comunicato dell'ANPI di Brugherio e l'invito a partecipare alla manifestazione per celebrare il 25 Aprile.

"Il 25 Aprile è la Festa Nazionale di tutti gli Italiani. La lotta di Liberazione, con un impegno ed una generosità straordinari, ha sconfitto il nazifascismo ed ha avviato nel nostro Paese una stagione di grande entusiasmo e rigenerazione civile. 

La Resistenza e la Liberazione ci hanno dato, dopo il 1945, Libertà, Democrazia ed una Costituzione tra le più avanzate,  dove sono fissati diritti e doveri dei cittadini per partecipare alla costruzione di una società veramente civile. 

Oggi, a quasi settant’anni dalla Liberazione, viviamo un periodo difficile per il nostro Paese, con una pesante crisi economica, sociale, istituzionale, politica. C’è più che mai la necessità di un strategia della memoria e di un impegno, fondati sul patrimonio storico della Resistenza, per migliorare la realtà in cui viviamo. 

E’ necessario sconfiggere le tentazioni neofasciste e neonaziste che si manifestano in Italia e in diversi paesi d’Europa. 

E’ altrettanto importante sconfiggere il degrado e la corruzione nella vita pubblica, per ridare alle Istituzioni democratiche prestigio e autorevolezza, attraverso la riaffermazione e la ripresa del senso etico della politica e dell’impegno civile. 

Il patrimonio di valori della Resistenza ci indica in particolare l’obiettivo della Giustizia sociale, per far diminuire le differenze con equità, sviluppo, lavoro, per ridare speranza a tanti cittadini in difficoltà, superando sconforto, isolamento, solitudine. 

L’ANPI rivolge un forte appello alle Istituzioni, alle forze politiche, sociali, culturali, alle Associazioni di volontariato, per rafforzare una strategia e una rete di solidarietà capace di impedire lo sgretolamento della coesione sociale. 

In tempi frantumati, di difficile orientamento, lo spirito unitario, l’identità, ci vengono dal patrimonio di valori che ci ha trasmesso la Resistenza. Il radicamento nella nostra storia ci permette di operare meglio nel presente. Il riscatto è l’aspettativa generalizzata. Il senso di responsabilità ci porta a ritrovare un comune sentire ed una partecipazione consapevole. 

Con questo spirito invitiamo dunque i cittadini brugheresi
a partecipare alla Manifestazione del 25 Aprile

Programma di Brugherio: 

Ore 8,30: S. Messa Chiesa S. Bartolomeo in suffragio caduti per la Libertà 

Ore 10,30: Corteo per le vie cittadine con partenza dal Comune 

Ore 12,00: Interventi di Pietro Albergoni Anpi Provinciale Monza e Brianza 
e di Maria Carmela Nuzzi Commissario straordinario Comune di Brugherio 

Al termine della Manifestazione RINFRESCO offerto dalla Cooperativa 25 Aprile presso la Casa del Popolo via Cavour, 1. 

sabato 16 giugno 2012

IL 16 GIUGNO A ROMA IN PIAZZA CON "LA MEGLIO GIOVENTù"


Le ultime dichiarazioni del Ministro Fornero sul numero effettivo degli esodati sono l’ennesimo insulto alla credibilità di questo Paese, l’Italia, che non può e non vuole più concedersi il lusso di perdere sette mesi di tempo solo per speculare sulle cifre reali del disastro.
Gli esodati non sono solo 65000, punto. Troppo spesso si è parlato di questa brutta pagina della storia italiana, l’ennesima. E in verità non ne avremo mai parlato abbastanza finché una soluzione non verrà trovata, finché non ci verrà restituita una volta per tutte la garanzia prima su cui la nostra Costituzione è fondata: il lavoro. Anche quel lavoro che non viene pagato o considerato tale.
Il lavoro non è una certezza per i dipendenti del settore privato, a causa della precarietà da un lato e dello smantellamento dell’Articolo 18 dall’altro. E a quanto pare alla Ministra del Lavoro piace tanto pensare che non debba essere una certezza nemmeno per i dipendenti pubblici – del resto la Fornero è anche Ministro delle Pari Opportunità, ha voluto ricordarcelo proprio in una discussione sul tema dei licenziamenti.
Esodati, Articolo 18, Riforma del sistema previdenziale, Riforma del mercato del lavoro. Provvedimenti che in ogni caso non hanno sortito nemmeno l’effetto sperato da questo Governo tecnicamente incapace di arginare il problema della disoccupazione – che nel primo trimestre del 2012 ha raggiunto la cifra record del 10,9% – e della precarietà di milioni di persone.
La lettura di tali dati assume una connotazione ancor più grave se consideriamo che esiste una classe sociale che purtroppo non ha ancora avuto l’occasione di capire cosa significa poter lottare per far valere un diritto fondamentale come l’Articolo 18 e che allo stato attuale delle cose può cancellare dal proprio dizionario la parola «pensione».
Il 35,9% dei giovani in età compresa tra i 15 e i 24 anni è disoccupato. La percentuale è nitida, fortunatamente l’Istat non ha bisogno della stessa tempistica del Ministro Fornero. Ma il dato non rende conto di un’altra realtà angosciosa del mosaico sociale italiano. Ebbene, il 46,7% dei giovani in età compresa tra i 15 e i 24 anni ha un contratto parasubordinato – uno dei 46 tipi esistenti. Come dire, se non sei disoccupato sei precario.
Non va tanto meglio ai giovani tra i 25 e i 35 anni, quelli gentilmente definiti i «bamboccioni». Il 20% di loro è precario, la precarietà l’hanno esplorata in tutte le dimensioni possibili – vittime come sono stati della sperimentazione di tutte le peggiori riforme che la nostra Repubblica abbia mai conosciuto (riforme scolastiche, riforme universitarie e, su tutte, la precarizzazione delle forme lavorative).
La riforma del mercato del lavoro, non la si può definire tale. Ha disatteso ogni aspettativa, ha mantenuto inalterate le 46 tipologie contrattuali atipiche ad oggi vigenti e non mai previsto nemmeno una forma di reddito minimo garantito – unico Paese, nell’Unione Europea.
Forse quei «bamboccioni» meriterebbero qualcosa di più, oltretutto è anche la generazione più preparata della nostra Repubblica. “La meglio gioventù”, insomma.
Per questo e per molto altro SEL sarà in piazza al loro fianco, il 16 giugno alle ore 18:00 a Piazza Farnese.

martedì 20 marzo 2012

L'URLO DELLA SCUOLA

 



Giovedì 23 marzo in tutta Italia si svolgerà L’urlo della scuola, iniziative promosse da vari comitati e associazioni per una nuova primavera della scuola pubblica. 
Sinistra Ecologia Libertà sarà al loro fianco per una battaglia di civiltà e per garantire un futuro al nostro Paese.
In tutti i paesi del mondo il sistema dell’istruzione e della formazione rappresenta un fattore fondamentale di crescita e sviluppo, una risorsa per promuovere opportunità di accesso e di successo per tutte e per tutti.
Una scuola che garantisca a tutte e tutti uguali opportunità di sapere e conoscenza è condizione di democrazia, risorsa per lo sviluppo civile, culturale, produttivo ed economico di un Paese.
A questo Governo chiediamo una precisa inversione di rotta rispetto a tagli e a riforme realizzate soltanto per effettuare risparmi.



SEL Identifica Cinque Grandi Priorità

1.  Riduciamo lo spread generazionale
La scuola ha bisogno di ridurre il divario generazionale fra studenti e docenti. I drastici e indiscriminati tagli agli organici, l’innalzamento dell’età pensionabile e il blocco delle assunzioni vanno esattamente nella direzione opposta.
L’ingresso di nuovi docenti deve essere favorito cominciando a nominare su tutti i posti disponibili, a stabilizzare i precari e a bandire concorsi periodici per i neo-laureati.
Sono da respingere, invece, i concorsi indetti dalle singole Scuole o Reti di scuole, come prospettato nella recente proposta della Regione Lombardia.

2.  Realizziamo una scuola più accogliente
Si devono garantire, almeno nelle quote già esistenti nel 2008, le classi a Tempo Pieno, favorendone la distribuzione anche nel Sud del Paese.
L’organico di sostegno ai disabili deve rispettare almeno il rapporto di 1 docente per 2 alunni.

3.  Mettiamo al centro la sicurezza
Occorre sbloccare il Piano di Stabilità per gli Enti Locali, per quanto riguarda gli interventi di edilizia scolastica, a cominciare dalle situazioni prioritarie e a maggior rischio per la sicurezza (degrado, rischio sismico o ambientale, carenza di spazi e locali…).

4.  Rilanciamo la qualità
Il rilancio della qualità deve caratterizzare l’azione in ogni ordine di scuola, anche valorizzando le tante buone pratiche ancora diffuse. In ciascun istituto, l’Offerta Formativa deve essere sostenuta assegnando un organico funzionale stabile per almeno un triennio. In particolare si devono rivedere le scelte compiute per la scuola secondaria superiore, dove i nuovi ordinamenti hanno mortificato alcune materie e ridotto le esercitazioni tecnico pratiche.

5.  Valutiamo la Gelmini
E’ giunto il momento di fare un bilancio delle cosiddette “riforme” attuate dalla Gelmini. Bisogna sanare le ferite apportate ad alcuni ordini scolastici già riformati e ben funzionanti (scuole primarie), avviare una riflessione più complessiva sulla scuola secondaria e rimuovere gli ostacoli posti al corretto funzionamento del sistema scolastico pubblico


Si dice che non ci sono risorse per tutto questo. 
E’ un problema di priorità: se si pensa davvero, aldilà degli annunci pubblicitari, che il settore della formazione e della ricerca è fondamentale per la ripresa del Paese, allora ad esempio si destini una parte dell’extra gettito fiscale alla scuola italiana. SEL propone di destinare una parte dell’extra gettito fiscale alla SCUOLA, per avviare il reclutamento di nuovi docenti e per gli indispensabili interventi di edilizia scolastica




giovedì 1 marzo 2012

Il 9 marzo a Roma con la FIOM


Adesione di SEL della Lombardia alla mobilitazione generale indetta dalla FIOM


PER: LA DIFESA DELL'ART.18, IL CONTRATTO, IL LAVORO, I DIRITTI, LA DEMOCRAZIA E LA RAPPRESENTANZA NEI LUOGHI DI LAVORO 

Il 9 Marzo la Fiom-Cgil ha indetto lo Sciopero Generale dei Metalmeccanici con una manifestazione nazionale a Roma per: 


* la difesa dell'art 18 elemento centrale per la tutela della dignità e della libertà nel lavoro 
* la riconquista del contratto collettivo di lavoro 
* la riunificazione dei diritti nel lavoro con il superamento di tutte le forme di precarietà 
* un piano straordinario di investimenti pubblici e privati per il rilancio di uno svipuppo industriale sostenibile del nostro paese 
* contrastare le scelte della Fiat e di Federmeccanica tese a mettere in discussione i diritti contrattuali, la Rappresentanza e la democrazia nei luoghi di lavoro 
* il contrasto ad una politica europea tutta incentrata sul rigore finanziario nonché allo smantellamento dello stato sociale e a favore le privatizzazioni 

Nel condividere a pieno le ragioni che sono alla base della mobilitazione generale indetta dalla Fiom Sinistra Ecologia Libertà della Lombardia vuole dare il proprio contributo di adesione, invitando i suoi militanti e simpatizzanti a partecipare. 

Perché riteniamo che questa iniziativa di mobilitazione generale sia utile non solo per contrastare ma per rivendicare un radicale cambiamento delle politiche industriali ed economiche, sociali e salariali praticate in questi anni in Europa e nel nostro Paese dai governi Berlusconi e dai padroni e che vedono una loro continuità in molte delle scelte fin qui fatte anche dal governo Monti. 

Perché cogliamo nelle piattaforma rivendicativa che sta alla base della mobilitazione generale dei Metalmeccanici un contributo concreto di proposta in grado di parlare a tutte quelle forze politiche e sociali del centro sinistra che lo vogliono, quali debbano essere alcuni dei punti centrali di un futuro programma di governo alternativo alle destre nel nostro Paese e in Europa. 

Perché come Sinistra Ecologia Libertà, siamo politicamente e culturalmente impegnati a lottare per affermare il cambiamento, per il superamento della precarietà, per una redistribuzione del reddito più equo e solidale, per il diritto a una giusta pensione, per l'introduzione del reddito di cittadinanza, per un piano per il lavoro e l'occupazione, per uno sviluppo ambientalmente sostenibile, per il miglioramento dei servizi pubblici, per la difesa dei beni comuni. 

Perché affermare l'esigibilità dei diritti sanciti dalla costituzione, dalle leggi, la democrazia, la rappresentanza dentro i luoghi di lavoro, significa difendere la libertà per tutti. 
il 9 Marzo saremo a Roma con la FIOM 

martedì 8 novembre 2011

ADERIAMO ALLA MANIFESTAZIONE PER L'ACQUA PUBBLICA

SEL aderisce alla manifestazione nazionale per l’acqua pubblica del 26 novembre a Roma.
Sinistra Ecologia Libertà ha sostenuto fin dalla sua costituzione le campagne per i beni comuni e per l’acqua promosse da una vasta rete di associazioni e comitati, al cui interno spesso militano anche aderenti, simpatizzanti, elettori di SEL.

Siamo una soggettività politica recente che eredita i valori e le elaborazioni del pacifismo, della sinistra, dell’ecologismo, del libertarismo italiani.
Da almeno un decennio molti di noi hanno contribuito alla riflessione e all’iniziativa per porre al centro la questione dei beni comuni e la considerazione dell’acqua come bene comune e diritto umano, sul piano internazionale e nazionale, sul piano culturale e istituzionale.

Abbiamo contribuito alla raccolta di firme per la legge di iniziativa popolare e alle tante manifestazioni locali e nazionali del movimento. Di recente abbiamo sostenuto per intero la campagna referendaria e condiviso la straordinaria vittoria.

E oggi stiamo lanciando, l’opera pubblica più importante di cui ha bisogno l’Italia, restituire ai torrenti e ai fiumi circostanti il loro corso naturale, ristabilire le aree di esondazione, considerare i bacini idrografici l’unità di iniziativa economico-ecologica.

Ora c’è da impegnarsi per l’applicazione coerente della volontà popolare e per la difesa dell’acqua e, in generale, dei beni comuni.
Nel nostro documento di luglio che già abbiamo inviato e diffuso (”BENE COMUNE: dopo i SI, il come considerare davvero l’acqua Bene comune e Diritto Umano”) abbiamo ribadito che la nostra “barra” resta

giovedì 20 ottobre 2011

CONTRO LA VIOLENZA COSTRUIAMO UNA NUOVA POLITICA di F.Lotti, coordinatore nazionale Tavola della Pace

Oltre l’indignazione ci deve essere l’impegno e la responsabilità

"C’è qualcosa di realmente pericoloso nella violenza che sabato scorso si è abbattuta sulla manifestazione di Roma. E’ l’idea che le cose che non si possano più cambiare, che si possano solo distruggere, che la politica sia la cosa più sporca e inconcludente che esista, che i politici e le forze politiche siano tutti uguali e che, in fondo, anche tutti gli altri siano complici e compromessi.

Per questo gli incappucciati di sabato non hanno avuto alcuno scrupolo nel rivoltarsi violentemente contro i manifestanti che cercavano di fermarli, nel distruggere ogni cosa senza nemmeno interrogarsi sulla condizione dei loro legittimi proprietari, nel devastare indifferentemente auto, moto, banche, abitazioni, chiese, uffici, spazi, piazze e beni pubblici.
La loro scelta di nascondersi e di mimetizzarsi nel corteo per limitare la reazione della polizia non è stata solo una tecnica militare, è stata anche un chiaro gesto di disprezzo nei confronti di tutti quei cittadini che credono ancora nell’importanza e nell’utilità della manifestazione e della partecipazione.

Non ho ancora capito quanti fossero realmente questi teppisti. So che a pensarla come loro ce ne sono molti di più. E questo ci deve preoccupare tutti.
Non c’è solo il disagio sociale, la crisi economica, la mancanza di lavoro, la diffusione della povertà, dell’incertezza e dell’insicurezza ad accrescere la tensione e la rabbia.
C’è anche tutta la crisi della democrazia, delle istituzioni, della politica e quindi della stessa idea del cambiamento.
Se tutto appare bloccato e immutabile, se ogni iniziativa democratica sembra inutile e inconcludente, se persino il Parlamento assomiglia ormai ad un ente inutile, se la narrazione televisiva continua a oscurare la vita reale delle persone che pagano il prezzo più alto della crisi, se a tutti coloro che protestano o cercano personalmente di cambiare le cose viene imposto il bavaglio, cosa resta da fare?

Il discorso sulla violenza e la nonviolenza deve ripartire da qui e non può più essere disgiunto dal discorso sul futuro del nostro paese e della nostra democrazia.

I giovani e i meno giovani che sabato hanno impedito lo svolgimento della manifestazione sequestrando la strada, la piazza e la giornata a tutti gli altri si sono messi dalla parte sbagliata. Niente può giustificare la loro follia, che non solo ha cancellato uno straordinario spazio pubblico (costato peraltro grandi fatiche a molti), ma è giunta a mettere a repentaglio la vita di tanta gente.

La condanna fattiva di quelle azioni deve essere netta ma deve essere accompagnata dall’impegno a costruire una politica nuova, capace di rigenerare fiducia e speranza laddove oggi dominano la rabbia o la rassegnazione.

Questa sfida non è delegabile ad alcuno. Ce ne dobbiamo fare carico noi, ciascuno di noi, tutti insieme, tutti i giorni, con le cose che facciamo, con il nostro modo di guardare agli altri, di pensare al bene comune, di equilibrare i nostri interessi e quelli della comunità in cui viviamo.
E’ evidente che chi sta nei partiti e nelle istituzioni ha una responsabilità maggiore. Ma non è una responsabilità esclusiva e soprattutto non possiamo passare il tempo a lamentarci di quello che gli altri fanno o non fanno.

Dopo l’indignazione non ci può essere la violenza. Ce n’è già troppa in giro.
Dopo l’indignazione ci devono essere l’impegno e l’assunzione di responsabilità, che a loro volta sono le fondamenta di quella nuova politica che dobbiamo costruire in prima persona.

Le centinaia di migliaia di cittadini che sabato hanno affollato la manifestazione di Roma, i venti chilometri di gente che lo scorso 25 settembre ha fatto la Marcia Perugia-Assisi, insieme ai ventisette milioni di italiani che il 12-13 giugno hanno detto no alla privatizzazione dell’acqua, danno la misura delle energie disponibili.

Il cantiere è aperto. Facciamo in modo che nessuno riesca a chiuderlo."

Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace
Perugia, 18 ottobre 2011

domenica 16 ottobre 2011

CON GLI INDIGNATI E CONTRO I VIOLENTI

“A Roma ci sono state due manifestazioni.
Una meravigliosa e coinvolgente fatta di simboli, gioventù, protesta e anche spirito di rivolta ma pacifica.
Un’altra, organizzata da una minoranza di teppisti e black block che vogliono togliere la scena della giornata ai veri indignati e prendersela loro, rompendo videocamere, auto, vetrine. Che vogliono spostare il conflitto sul piano della violenza.
Questi violenti e le loro violenze vanno condannati con la massima fermezza e nettezza.
Loro hanno voluto tentare la finestra di protesta aperta dagli indignati, ma l’indignazione allo stesso corteo si è rivolta contro la violenza e ha gridato loro di abbandonare la manifestazione.
Oggi, in tutto il mondo e anche a Roma, si è voluto far sentire la voce pacifica di una intera generazione indignata contro una crisi che sta smantellando diritti e welfare delle persone.
I violenti diventano invece un possibile salvagente di chi è blindato dentro il palazzo e ne appare il migliore alleato”.

Sono le parole di Nichi. Sono le nostre parole.
Era un corteo bellissimo, con tante e tanti ragazze/i mai visti così numerosi per strada per esprimere le loro ragioni, la voglia di politica, di riprendersi la vita. La gioia di manifestare pacificamente insieme e compatti in una piazza, come tanti e tante hanno fatto nel resto del mondo.
Una manifestazione che rischia di essere oscurata da un gruppo di violenti che, incappucciati e mascherat,i hanno messo in scena, persino contro i manifestanti che volevano allontanarli, azioni inqualificabili.

Oggi in piazza c’erano tante e tanti di Sinistra Ecologia Libertà. Abbiamo portato in piazza il nostro contributo, tentando pure di isolare i black bloc quando hanno tirato delle bombe carta contro i manifestanti. Un nostro compagno tentando generosamente di allontanarne una da altre persone che rischiavano di essere ferite ha perso due dita di una mano.

Chi ha messo in scena la violenza di oggi deve essere individuato e punito.

Le violenze ai manifestanti, le auto bruciate, i supermercati assaltati, i giornalisti picchiati non solo sono semplicemente da condannare, ma determinano il pericolo che le ragioni di un popolo vengano oscurate e messe in secondo piano. O ancor peggio sovrapposte.

Siamo con gli indignati, con le ragioni delle centinaia di migliaia di persone scese oggi in piazza.
E siamo contro i violenti. Senza se e senza ma.

domenica 3 aprile 2011

IL NOSTRO TEMPO E' ADESSO. LA VITA NON ASPETTA

Il 9 aprile sarà una grande giornata di mobilitazione in cui finalmente noi precari, disoccupati, lavoratori autonomi, studenti, noi giovani senza diritti scenderemo in piazza per manifestare, uniti, la nostra esistenza, per rivendicare i diritti che oggi ci sono negati, per far sentire la nostra voce e raccontare chi siamo, perché vogliamo un altro paese, un paese che investa sulla ricerca e sulle giovani generazioni invece di relegarle ai margini del sistema produttivo, mortificandone le competenze e cancellando ogni possibilità di realizzazione personale.

Per fare questo dovremo essere in tanti e dovremo essere ovunque.

Non una sola grande manifestazione a Roma, ma centinaia di piazze in tutta Italia da cui gridare la nostra esistenza e il nostro desiderio non più rinviabile di vivere la vita.