Domenica 27 gennaio alle 11 Nichi Vendola è a Monza al Binario 7 per inaugurare la campagna elettorale di SEL e presentare i candidati e le candidate alla Regione Lombardia e al Parlamento.
Di fronte alla crisi e alle cattive ricette anti-crisi noi, la
sinistra, vogliamo mettere da parte l’emergenza infinita per aprire porte e
finestre al cambiamento possibile.
Quello che abbiamo da dire con il nostro programma, sulla centralità
del lavoro e sulla conversione che abbia al centro la green economy , sul welfare europeo e sullo Stato
di diritto, su quei beni comuni sottratti alla privatizzazione e
restituiti alla cittadinanza, sugli Stati Uniti d’Europa che aprono
finalmente il capitolo della lotta alla povertà e alla disuguaglianza,
sull’affermazione di una nuova democrazia paritaria e di genere, tutto questo
ha a che fare con una sinistra capace di misurarsi con il governo adesso,
proprio nel punto più aspro e duro della crisi che ci investe.
FESTA SEL 2014
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sabato 26 gennaio 2013
giovedì 6 dicembre 2012
PRIMARIE, UNA SCELTA DI PARTECIPAZIONE
Le primarie per la scelta del
candidato premier del centrosinistra sono state, anche a Brugherio, un grande
successo di partecipazione.
Un successo che non sta solo
nei numeri (comunque alti in un contesto difficile come quello attuale), ma
anche nel clima di condivisione e coinvolgimento in cui si sono svolte le
consultazioni, grazie a una organizzazione che ne ha permesso uno svolgimento
sereno e ordinato.
Per questo SEL BRUGHERIO ringrazia tutti i 1.703 cittadini che, con la loro partecipazione, hanno
dimostrato la volontà di essere protagonisti e non spettatori della politica, i
volontari che per un mese hanno dato la loro disponibilità per il buon
svolgimento delle consultazioni e i 293 cittadini che hanno sostenuto la
candidatura di Nichi Vendola al primo turno: un 17,20 % che pone Brugherio
sopra la media nazionale.
In particolare vogliamo
sottolineare l’esperienza positiva del comitato Brugherio per Vendola, composto da una cinquantina di persone, tra
iscritti a SEL e cittadini che hanno ritenuto di dare il proprio contributo a
sostegno del programma di Nichi: un’esperienza positiva, che ha rimesso in moto
passione e partecipazione e che ci auguriamo possa continuare il suo impegno
anche per le elezioni comunali.
Poiché crediamo nel valore
Primarie come strumento di democrazia e di cambiamento, invitiamo tutti i
cittadini a partecipare alle primarie di sabato 15 dicembre per la scelta del
candidato del centrosinistra in Lombardia.
Per gli stessi motivi,
riteniamo sia importante che anche a Brugherio il centrosinistra,
nell’approssimarsi delle elezioni comunali, utilizzi lo strumento delle
primarie per la scelta del candidato sindaco.
giovedì 29 novembre 2012
lunedì 19 novembre 2012
RESTIAMO UMANI di NICHI VENDOLA
Restiamo umani. È quello che vorrei sentire nelle parole non intorbidite e accecate dal risentimento e dalla paura in questi giorni drammatici. Restiamo umani, come ci disse un testimone di pace, Vittorio Arrigoni, prima di essere ucciso barbaramente dalle mani di terroristi salafiti a Gaza, due anni fa.
Gaza è una terra martoriata, impoverita e assediata. La condizione di vita di chi in quella striscia di terra vive sono mortificanti ed insicure. In quel lembo di mondo il potere è detenuto da una forza, Hamas, di cui non abbiamo mai condiviso né le posizioni né le pratiche politiche. Anzi, abbiamo sempre condannato ogni atto violento sostenuto da Hamas contro la popolazione civile israeliana. Però Hamas controlla Gaza politicamente perché si è nutrita della disperazione di quei cittadini chenon hanno alcun diritto né sicurezza.
Il presidente dell’Anp, Mahmoud Abbas, ha indirizzato al governo di Israele un appello importante, a maggior ragione alla vigilia di una decisiva sessione delle Nazioni Unite in cui si voterà perattribuire lo status di osservatore all’Autorità nazionale palestinese: “Senza la pace non si riuscirà a garantire la sicurezza”. Credo anche io che la pace sia la condizione preliminare per garantire la sicurezza dei palestinesi e degli israeliani.
Considero Israele una democrazia cui guardare con rispetto. Non ho cambiato idea su questo punto, né ho cambiato idea sull’indispensabile necessità di garantire la sicurezza per i due popoli. Eppure i palestinesi continuano a non avere uno stato riconosciuto, sovrano, nei confini definiti dalle risoluzioni Onu del 1967 e con Gerusalemme capitale. Si tratta di una condizione non sostenibile. Il governo israeliano sta incrementando la politica degli insediamenti in Cisgiordania e oggi bombarda Gaza. Non è questa la direzione per ottenere una pace giusta. È necessario mettere fine all’occupazione militare e riconoscere il diritto ad avere uno stato palestinese per garantire ai due popoli, quello palestinese e quello israeliano, due stati in reciproca sicurezza.
È fuorviante e inaccettabile che il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, confonda il rispetto per Israele con la ferma e dura condanna, che ribadisco, verso il suo governo. Lo stesso utilizzo di parole gravide d’intolleranza, come avermi attribuito un “tradimento” delle mie stesse parole, rivelano un pregiudizio duro a morire. Bisognerebbe saper distinguere e sapere che dalle politiche guerrafondaie, alle repressioni violente, alle limitazioni della libertà da parte di governi di ogni latitudine, non sono mai arretrato di fronte ai principi che ispirano la mia visione del mondo: rispetto dei diritti umani e di quelli dei popoli, nonviolenza, pace, rispetto del diritto internazionale. Per noi non vale la pratica del sostegno acritico posteriore o del pregiudizio preventivo. Contano solo i fatti.
Considero la pratica delle esecuzioni mirate contraria a qualsiasi principio di diritto e di umanità, come ripetono da anni tutte le istituzioni internazionali. Sono convinto che si debba imporre un immediato “cessate il fuoco”, poiché in soli tre giorni questa escalation di violenza ha già portato a decine di morti tra palestinesi e israeliani, tra cui troppi bambini.
È impensabile un intervento di terra ai fini di “punire” la popolazione di Gaza per l’appoggio politico ad Hamas (come qualche autorevole osservatore continua a proporre da giorni). Considero pericolosa l’interruzione di ogni canale di negoziato, com’è evidente dalle prese di posizione di molti paesi arabi e di quella dell’Egitto in particolare. La pace si fa tra nemici, tra chi è stato visto fino al giorno prima come la peggiore minaccia. Il canale del negoziato deve essere costruito e preservato in nome di un bene superiore ovvero la salvaguardia e la tutela dell’integrità di vite umane.
L’Italia, l’Unione europea, l’Onu sono come paralizzate di fronte alla tragedia. Eppure la paura delle popolazioni civili, il loro dolore, imporrebbe un senso di responsabilità differente. Le ragioni della pace non si cancellano, vanno rafforzate. Restiamo umani.
Nichi Vendola
giovedì 2 agosto 2012
lunedì 28 maggio 2012
ASSEMBLEA NAZIONALE SEL: VERSO GLI STATI GENERALI DEL FUTURO
Il “parlamentino”
di Sel, eletto al congresso nazionale di Firenze, ha discusso della
situazione politica dopo il voto delle elezioni amministrative, delle
conseguenze economiche e sociali della crisi, del governo del Paese e della
nuova stagione che si apre per il centrosinistra e per il
cambiamento.
Pubblichiamo qui il documentoconclusivo dei lavori.
Un documento che indica e conferma una prospettiva (di
governo), senza nessuna concessione al minoritarismo e al governismo,
aggiornandola alla fase del governo Monti e ai risultati delle amministrative;
la àncora a contenuti programmatici; definisce due campagne di massa che
possono sostenere la prospettiva e il programma; apre alla società fuori da
ogni soggettivismo autoreferenziale; traguarda quel momento di sintesi che
devono essere gli stati generali del futuro.
Un documento attraverso il quale Sinistra Ecologia
Libertà si impegna a promuovere da subito due grandi campagne di massa:
raccogliere un milione di firme per sostenere la proposta di legge di legge di
iniziativa popolare per istituire il reddito minimo garantito e una
campagna per un piano straordinario di messa in sicurezza del territorio.
Per quanto riguarda la campagna sul reddito minimo garantito – prosegue il documento conclusivo– si tratta di partire subito con la nostra proposta in Italia e poi sostenere anche quella che partirà da settembre in tutta Europa (con l’Iniziativa dei Cittadini Europei, prevista dal trattato di Lisbona, che consente di raccogliere un milione di firme in tutta l’Unione per inviare una proposta di iniziativa popolare alla Commissione), ma anche di qualificarne i contenuti. Questa proposta supera la contrapposizione tra lavoro e reddito e riconosce ad entrambi il compito di sconfiggere l’esclusione sociale. Civiltà del lavoro e reddito minimo garantito sono le facce della moderna cittadinanza europea. Per noi, infatti, l’occasione della campagna sul reddito minimo garantito è anche e soprattutto l’occasione di ripensare il sistema del welfare, estendendolo e rendendolo più universale, capace anche di incidere sulla relazione tra i generi mettendo in discussione il paradigma patriarcale.
Per quanto riguarda la campagna sul reddito minimo garantito – prosegue il documento conclusivo– si tratta di partire subito con la nostra proposta in Italia e poi sostenere anche quella che partirà da settembre in tutta Europa (con l’Iniziativa dei Cittadini Europei, prevista dal trattato di Lisbona, che consente di raccogliere un milione di firme in tutta l’Unione per inviare una proposta di iniziativa popolare alla Commissione), ma anche di qualificarne i contenuti. Questa proposta supera la contrapposizione tra lavoro e reddito e riconosce ad entrambi il compito di sconfiggere l’esclusione sociale. Civiltà del lavoro e reddito minimo garantito sono le facce della moderna cittadinanza europea. Per noi, infatti, l’occasione della campagna sul reddito minimo garantito è anche e soprattutto l’occasione di ripensare il sistema del welfare, estendendolo e rendendolo più universale, capace anche di incidere sulla relazione tra i generi mettendo in discussione il paradigma patriarcale.
Quanto alla campagna per la messa in sicurezza del territorio, essa si inscrive nell’ambito di una critica serrata al dogma della crescita come via d’uscita dalla crisi: gli investimenti devono essere tutti legati ad un processo di conversione ecologica, senza il quale la stessa crescita diventerebbe solo distruzione di futuro.
Mettere in sicurezza il territorio significa mettere in relazione l’intervento pubblico con la sua qualità ecologica, far crescere l’occupazione ma anche proteggere il bene comune non rinnovabile che e’ la nostra Terra.
mercoledì 18 aprile 2012
mercoledì 11 aprile 2012
UN PUNTO DI VISTA DIFFERENTE A MONZA
Sabato 14 aprile 2012 ore 15 Nichi
Vendola a Monza all'Arengario a sostegno della lista di Sinistra Ecologia
Libertà nelle elezioni comunali del 6 e 7 maggio.
Interverranno i candidati di SEL ed il candidato sindaco Roberto Scanagatti
Un punto di vista differente a Monza.
I candidati parlano della città: idee, volti e nomi che rappresenteranno SEL nelle prossime elezioni comunali.
Interverranno i candidati di SEL ed il candidato sindaco Roberto Scanagatti
Un punto di vista differente a Monza.
I candidati parlano della città: idee, volti e nomi che rappresenteranno SEL nelle prossime elezioni comunali.
martedì 10 aprile 2012
NICHI VENDOLA A MONZA: UN PUNTO DI VISTA DIFFERENTE
Sabato 14 aprile alle 15 in piazza dell’Arengario a Monza, Nichi
Vendola interverrà nell’ambito della campagna elettorale per le elezioni
amministrative cittadine del 6 e 7 maggio.
SEL presenta la propria lista con lo slogan “Un punto di vista
differente a Monza”, nella coalizione che candida a sindaco Roberto
Scanagatti..
Insieme a Vendola, nel corso della manifestazione, interverranno
anche Roberto Scanagatti ed i capilista di SEL, tra cui Maria Gabriella
Mansi ed Alessandro Gerosa.
SEL ha scelto due capilista ventenni per il proprio
progetto, come antidoto contro l’antipolitica, l’indifferenza e la
rinuncia.
Un progetto che ha al centro una visione della città considerata
“bene comune”, da non abbandonare nelle mani di chi la vuole ulteriormente
cementificare, del malaffare e di una politica che non ha dato, in questi anni,
risposte ai bisogni dei cittadini.
Una Monza città europea, non più appendice della metropoli,
ma finalmente capoluogo di un territorio, la Brianza, che racchiude ancora in
sé potenzialità enormi.
Una Monza centro vivo, per lavoro e cultura.
Sinistra Ecologia Libertà è una forza che si candida a governare
l’Italia con una coalizione di Centrosinistra e ad amministrare Monza con
quelle forze politiche che hanno scelto Roberto Scanagatti come Sindaco.
giovedì 22 marzo 2012
Art.18 ossessione inaccettabile, il resto è propaganda
E’ davvero imbarazzante l’atteggiamento del governo Monti, a fronte di un’Italia che sta vivendo una sofferenza, un disagio straordinario.
Di fronte a notizie di suicidi di chi non riesce a trovare lavoro, di fronte alla disperazione di un’intera generazione di ragazzi e ragazze, assediata dalla precarietà, l’unica ossessione del governo Monti è quella di recidere il legame con la nostra cultura democratica.
Cancellare l’articolo 18, manipolarlo, deformarlo, significa semplicemente portare lo scalpo della civiltà del lavoro presso i potentati della finanza internazionale. Questo è francamente inaccettabile.
I conservatori italiani che hanno voluto questo colpo di mano stiano comunque tranquilli: la Cgil non è certo isolata nel Paese. E farà valere le ragioni di milioni di italiani, nell’interesse del futuro dell’Italia
Compito del centrosinistra in Parlamento e nelle piazza, ora, è di non lasciare solo il proprio popolo.
Nichi Vendola
giovedì 3 novembre 2011
NON PAGHINO I SOLITI!
"Per poter avanzare una proposta credibile di intervento contro la crisi fatta di sacrifici, lacrime e sangue, ci vuole una classe dirigente moralmente ineccepibile, che abbia fatto dell’etica pubblica la dimensione dei propri comportamenti quotidiani.
Noi oggi al contrario abbiamo un governo che nella sua globalità è impresentabile. Un premier che crea imbarazzo ogni volta che mette un piede fuori dai confini nazionali, con ministri al di sotto di ogni sospetto. C’è insomma un assedio di ombre intorno a Palazzo Chigi.
Il governo e la sua maggioranza devono rendere conto al Paese del disastro in cui siamo oggi.
Gli anni del berlusconismo hanno rappresentato gli anni del più poderoso trasferimento di ricchezza dal mondo del lavoro dipendente al mondo ristretto della rendita finanziaria.
Chi paga oggi il prezzo della crisi?
Ci sono settori sociali che hanno già pagato troppo, che non ce la fanno più.
Oggi è il momento in cui o metti mano in maniera significativa alla struttura della ricchezza, colpisci la rendita finanziaria, dai ossigeno ai ceti mediopopolari altrimenti noi rischiamo di contenere il debito pubblico, ma contemporaneamente non ci accorgiamo che stiamo uccidendo l’Italia.
Inoltre la particolare vulnerabilità del nostro Paese deriva essenzialmente dalla sua condizione politica. Ciò che rende appetibile il “boccone Italia” e’ la fragilità della situazione politica.
Se noi restituissimo agli elettori la parola, questo non potrebbe che giovare all’Italia come è accaduto in altri Paesi.
La crisi che stiamo vivendo non è una crisi breve, è una crisi lunga di sistema.
Bisogna quindi mettere in campo strategie politiche che nessun tecnico può improvvisare.
La scelta sul chi paga la crisi: pagano gli amici di Berlusconi o pagano i ragazzi precari dei call center? Questa scelta non spetta ad un tecnico, è una scelta politica.
E penso che debba essere un governo con una forte legittimazione democratica a operare una svolta nel paese. Svolta quanto mai necessaria ed urgente".
Noi oggi al contrario abbiamo un governo che nella sua globalità è impresentabile. Un premier che crea imbarazzo ogni volta che mette un piede fuori dai confini nazionali, con ministri al di sotto di ogni sospetto. C’è insomma un assedio di ombre intorno a Palazzo Chigi.
Il governo e la sua maggioranza devono rendere conto al Paese del disastro in cui siamo oggi.
Gli anni del berlusconismo hanno rappresentato gli anni del più poderoso trasferimento di ricchezza dal mondo del lavoro dipendente al mondo ristretto della rendita finanziaria.
Chi paga oggi il prezzo della crisi?
Ci sono settori sociali che hanno già pagato troppo, che non ce la fanno più.
Oggi è il momento in cui o metti mano in maniera significativa alla struttura della ricchezza, colpisci la rendita finanziaria, dai ossigeno ai ceti mediopopolari altrimenti noi rischiamo di contenere il debito pubblico, ma contemporaneamente non ci accorgiamo che stiamo uccidendo l’Italia.
Inoltre la particolare vulnerabilità del nostro Paese deriva essenzialmente dalla sua condizione politica. Ciò che rende appetibile il “boccone Italia” e’ la fragilità della situazione politica.
Se noi restituissimo agli elettori la parola, questo non potrebbe che giovare all’Italia come è accaduto in altri Paesi.
La crisi che stiamo vivendo non è una crisi breve, è una crisi lunga di sistema.
Bisogna quindi mettere in campo strategie politiche che nessun tecnico può improvvisare.
La scelta sul chi paga la crisi: pagano gli amici di Berlusconi o pagano i ragazzi precari dei call center? Questa scelta non spetta ad un tecnico, è una scelta politica.
E penso che debba essere un governo con una forte legittimazione democratica a operare una svolta nel paese. Svolta quanto mai necessaria ed urgente".
Nichi Vendola
martedì 19 luglio 2011
PER RICORDARE DEGNAMENTE
A distanza di tanti anni, troppe domande attendono ancora una risposta chiara e plausibile sulla strage di via D’Amelio a Palermo. Il tritolo di Cosa Nostra squarciò il cuore delle democrazia italiana e rivelò la capacità delle organizzazioni mafiose di ipotecare pesantemente la vita pubblica e sociale del nostro Paese.
A distanza di tanti anni, il livello di compromissione delle classi dirigenti nella trame corruttive e mafiose, rappresenta anche lo scandalo infinito di un’Italia dei potenti che ha lavorato alacremente perché la società civile perdesse gli anticorpi e perché ci si potesse assuefare a cio’ che è inaccettabile.
E allora per ricordare degnamente i caduti, bisogna parlare dei vivi. Bisogna parlare dello scandalo attuale del governo Berlusconi. Dei troppi ministri travolti dagli scandali. E di quel personale politico e di governo che è colpito da indagini di mafia.
Senza questa opera di verità e di conseguente bonifica morale, la commemorazione degli eroi dell’antimafia, sono solo processioni di parole inutili e di retorica melensa.
A distanza di tanti anni, il livello di compromissione delle classi dirigenti nella trame corruttive e mafiose, rappresenta anche lo scandalo infinito di un’Italia dei potenti che ha lavorato alacremente perché la società civile perdesse gli anticorpi e perché ci si potesse assuefare a cio’ che è inaccettabile.
E allora per ricordare degnamente i caduti, bisogna parlare dei vivi. Bisogna parlare dello scandalo attuale del governo Berlusconi. Dei troppi ministri travolti dagli scandali. E di quel personale politico e di governo che è colpito da indagini di mafia.
Senza questa opera di verità e di conseguente bonifica morale, la commemorazione degli eroi dell’antimafia, sono solo processioni di parole inutili e di retorica melensa.
Nichi Vendola
lunedì 16 maggio 2011
IL VENTO STA CAMBIANDO!!!
Il vento sta cambiando in Italia, si è aperto un varco nel berlusconismo. I risultati di queste amministrative sono la limpida fotografia di una straordinaria volontà di cambiamento.
L’Italia manda a dire tutto il proprio disagio e l’insopportabilità della politica berlusconiana.
La destra prende un colpo formidabile nella sua capitale, nella vetrina scintillante delle sue principali affabulazioni come il capoluogo lombardo. La destra non miete consensi significativi neppure nella Napoli stanca della ecoballe del premier. Vi è un dato chiarissimo che riguarda anche il centrosinistra, il nostro elettorato ci manda un messaggio preciso: quando l’offerta politica di cambiamento è credibile, il centrosinistra vince e guadagna consensi.
Oggi siamo tutti impegnati perche Pisapia a Milano e De Magistris a Napoli, se verranno confermati come sembra i dati delle proiezioni, possano diventare i futuri sindaci della capitale del nord e di quella del sud. Per Sinistra Ecologia Libertà si tratta di un risultato – all’inizio del suo percorso politico – assolutamente incoraggiante, con picchi in alcune realta’ davvero straordinari, come Bologna.
Il miracolismo di Berlusconi ha smesso di incantare e gli elettori non solo voltano le spalle alla destra ma chiedono al centrosinistra un progetto chiaro e plausibile di cambiamento e di alternativa.
L’Italia manda a dire tutto il proprio disagio e l’insopportabilità della politica berlusconiana.
La destra prende un colpo formidabile nella sua capitale, nella vetrina scintillante delle sue principali affabulazioni come il capoluogo lombardo. La destra non miete consensi significativi neppure nella Napoli stanca della ecoballe del premier. Vi è un dato chiarissimo che riguarda anche il centrosinistra, il nostro elettorato ci manda un messaggio preciso: quando l’offerta politica di cambiamento è credibile, il centrosinistra vince e guadagna consensi.
Oggi siamo tutti impegnati perche Pisapia a Milano e De Magistris a Napoli, se verranno confermati come sembra i dati delle proiezioni, possano diventare i futuri sindaci della capitale del nord e di quella del sud. Per Sinistra Ecologia Libertà si tratta di un risultato – all’inizio del suo percorso politico – assolutamente incoraggiante, con picchi in alcune realta’ davvero straordinari, come Bologna.
Il miracolismo di Berlusconi ha smesso di incantare e gli elettori non solo voltano le spalle alla destra ma chiedono al centrosinistra un progetto chiaro e plausibile di cambiamento e di alternativa.
Nichi
lunedì 9 maggio 2011
domenica 3 aprile 2011
PANE E LIBERTA' di Nichi Vendola
Sabato 2 aprile ho partecipato alla manifestazione per la pace, a Manduria, nella mia Puglia.
Dopo le vergognose sequenze di tanta povera gente ammassata in condizioni disumane nell’isola di Lampedusa, oggi è il turno di Manduria dove il modello tendopoli cade letteralmente a pezzi sotto le scosse di mille contraddizioni.
Quella tendopoli che ancora oggi appare priva di una chiara configurazione giuridica, è il contrario di un modello di accoglienza ed è soltanto il simbolo di un’arroganza ideologica, priva di razionalità, che mette a rischio la tutela di diritti umani fondamentali.
Torno a chiedere, alla luce delle inquietanti cronache di queste ore un gesto di resipiscenza. Il governo abbandoni la tentazione di una gestione tutta repressiva e militare di un’emergenza che in ogni suo aspetto ha un carattere sociale e umanitario e affidi alla protezione civile e, per questa via, alle istituzioni locali a al mondo dell’associazionismo e del volontariato la sfida della solidarietà e dell’accoglienza. Il governo usi l’articolo 20 del testo unico sull’immigrazione per consentire ai migranti quella protezione temporanea che è l’unico strumento in grado di incoraggiare i ricongiungimenti familiari e di evitare il concentramento in luoghi chiusi di tanti uomini e di tante donne che scappano dalla povertà e dalla paura e chiedono pane e libertà.
La tendopoli non è la riposta al problema, è la risposta che vuole la Lega. La tendopoli è al Sud e vuole dimostrare all’elettorato del Nord che terroni e africani sono rimasti amalgamati nello stesso terreno. Stanno costruendo una risposta elettoralistica con un retrogusto un po’ xenofobo; noi davanti a questa fabbrica dell’emergenza continueremo a fare della solidarietà la nostra bandiera e la nostra battaglia.
Dopo le vergognose sequenze di tanta povera gente ammassata in condizioni disumane nell’isola di Lampedusa, oggi è il turno di Manduria dove il modello tendopoli cade letteralmente a pezzi sotto le scosse di mille contraddizioni.
Quella tendopoli che ancora oggi appare priva di una chiara configurazione giuridica, è il contrario di un modello di accoglienza ed è soltanto il simbolo di un’arroganza ideologica, priva di razionalità, che mette a rischio la tutela di diritti umani fondamentali.
Torno a chiedere, alla luce delle inquietanti cronache di queste ore un gesto di resipiscenza. Il governo abbandoni la tentazione di una gestione tutta repressiva e militare di un’emergenza che in ogni suo aspetto ha un carattere sociale e umanitario e affidi alla protezione civile e, per questa via, alle istituzioni locali a al mondo dell’associazionismo e del volontariato la sfida della solidarietà e dell’accoglienza. Il governo usi l’articolo 20 del testo unico sull’immigrazione per consentire ai migranti quella protezione temporanea che è l’unico strumento in grado di incoraggiare i ricongiungimenti familiari e di evitare il concentramento in luoghi chiusi di tanti uomini e di tante donne che scappano dalla povertà e dalla paura e chiedono pane e libertà.
La tendopoli non è la riposta al problema, è la risposta che vuole la Lega. La tendopoli è al Sud e vuole dimostrare all’elettorato del Nord che terroni e africani sono rimasti amalgamati nello stesso terreno. Stanno costruendo una risposta elettoralistica con un retrogusto un po’ xenofobo; noi davanti a questa fabbrica dell’emergenza continueremo a fare della solidarietà la nostra bandiera e la nostra battaglia.
giovedì 3 marzo 2011
IL VIDEO COMPLETO DELL'INTERVENTO DI NICHI VENDOLA A ROMA 27 FEBBRAIO 2011
"Siamo essere umani! Non c’è senso della politica se non c’è l’abbraccio nei confronti di chi soffre e di chi fugge dalla guerra, dalla fame e dalla persecuzione. Non c’è senso di niente!
Barbari! Amici di dittatori e di mafiosi! Barbari! Pensate al vostro portafoglio e non avete rispetto per i valori del genere umano."
...........
"Vorrei che la parola cura diventasse il filo conduttore delle nostre battaglie politiche.
La cura del territorio, la cura delle persone. La cura. Proprio come ci ha insegnato Franco Battiato con la sua splendida canzonePoter dire all’Italia: perché sei un essere speciale e io avrò cura di te.
Di fronte a questi barbari che hanno scempiato il territorio, io avrò cura di te."
lunedì 28 febbraio 2011
27 FEBBRAIO: CAMBIA L'ITALIA. IDEE PER UN PAESE MIGLIORE
Sinistra e Libertà “è in campo, per assumersi una responsabilità che fa tremare le gambe, come soggetto che punta a cambiare questo centrosinistra e creare un cantiere che possa tenere assieme la cultura di centro con quella di sinistra”. Ma ciò deve avvenire “senza veti, perchè io non li pongo, ma non li subisco. E nessuno può pensare di avere lo scettro”. Nichi Vendola lancia dal palco del pala Tendastrisce il manifesto programmatico e politico del suo movimento, ma anche la sua sfida al Partito Democratico.
A cominciare dalle primarie “che non sono un capriccio ma sono forma e sostanza di una nuova stagione”. Vendola chiarisce subito di esser disponibile a dialogare, ma fissa una serie di paletti che considera ineludibili: “La crisi che abbiamo davanti non è solo economica, ma è una crisi di democrazia nel presente e una crisi sociale che esploderà”. Dunque, la ricetta che deve essere proposta dalla sinistra non può essere quella liberista, “perchè il liberismo non è la medicina, ma è la malattia”.
Ed ecco perchè, ripete, se pure è pensabile una grande coalizione di forze in chiave anti-berlusconiana che va da Sel a Fini, “non sarebbe pensabile un governo di legislatura che abbia dentro Sel e anche Andrea Ronchi, che da ministro firmò il decreto sulla privatizzazione dell’acqua”. Una soluzione del genere, aggiunge, può avere l’orizzonte limitato di cambiare la legge elettorale o fare una legge sul conflitto d’interessi, ma “sarebbe strategicamente e tatticamente perdente”. No a Mario Monti, dunque, o a Luca di Montezemolo, la sinistra è altro, deve tornare ad avere un orizzonte più ampio. “Compagno Bersani – dice – possibile che levare gli occhi verso un orizzonte più ampio significa dedicarsi alla poesia..?”.
Il leader di Sel usa parole care al suo popolo: rivendica il ritorno del pubblico nell’economia, nell’istruzione e nella sanità, dice che “ci vuole una grande sinistra per sentirsi veramente fratelli dei giovani del Cairo e di Tripoli”, sostiene che “la vita è più agra oggi perchè la nostra Costituzione è stata depotenziata”, difende il sindacato, “perchè indebolirlo significa indebolire la vita democratica e rendere più pigro il sistema delle imprese”, urla un secco ‘no’ al nucleare perchè “il futuro è dell’energia alternativa”.
Contesta con parole durissime gli allarmi sugli sbarchi di clandestini, lanciati dagli esponenti del centrodestra, chiamamandoli “barbari amici di dittatori e mafiosi che non hanno rispetto per la vita umana e per chi fugge dalla fame e dalla guerra”.
E critica la politica economica del governo che “ha introdotto la più pesante patrimoniale sui poveri e i deboli”, intaccando l’articolo 41 della Costituzione che invece è “una scultura sacra”.
I toni sono altrettanto forti nei confronti di Berlusconi, a partire dal legame del premier con Gheddafi (“è stato l’ultimo a condannarlo, e lo ha fatto con voce tremante”) fino alla scuola pubblica dopo l’attacco di ieri. “Un paese deve investire nella scuola pubblica perchè è il cuore della crescita economica: e sono stati 15 anni di tv berlusconiane e di crisi della scuola a creare una generazione narcotizzata dal trash e dalla pornocrazia”.
Ma anche sullo scandalo Ruby, perchè “bisogna avere a cuore il destino dei coetanei di quella ragazza che non possono vedere il marciapiede o palazzo Grazioli come orizzonte della loro realizzazione personale”.
Sinistra e Libertà è in campo, scandisce Vendola mettendo in guardia i suoi e spiegando sibillinamente che “le provocazioni continueranno”. Il governatore pugliese lascia quasi intendere di poter fare un passo indietro quando sottolinea che “il leaderismo è una malattia se comporta una delega in bianco: se anche questo leader che parla vi si ritirasse dalla scena, queste parole resterebbero come un patrimonio collettivo”.
Ai cronisti che dietro il palco gli chiederanno una spiegazione, Vendola chiarirà che non ha nessuna intenzione di farsi da parte e che il suo messaggio era riferito a coloro che, anche dentro al Pd, lo hanno accusato di eccesso di protagonismo o di essere un fenomeno mediatico. Tema sviscerato anche dal palco, quando Vendola prende le distanze dal ‘grillismo’, e rivendica la sua “diversità cuturale da chi popola il teatrino televisivo delle anime belle”.
Gli ultimi passaggi del discorso di Vendola sono parole d’ordine rivolte alla platea che lo applaude a lungo, poco prima che dagli altoparlanti si diffondano le note di ‘Bella Ciao’: “rifare la sinistra è possibile, non bisogna cedere sulla nostra identità ma non dobbiamo avere paura di aprirci”.
A cominciare dalle primarie “che non sono un capriccio ma sono forma e sostanza di una nuova stagione”. Vendola chiarisce subito di esser disponibile a dialogare, ma fissa una serie di paletti che considera ineludibili: “La crisi che abbiamo davanti non è solo economica, ma è una crisi di democrazia nel presente e una crisi sociale che esploderà”. Dunque, la ricetta che deve essere proposta dalla sinistra non può essere quella liberista, “perchè il liberismo non è la medicina, ma è la malattia”.
Ed ecco perchè, ripete, se pure è pensabile una grande coalizione di forze in chiave anti-berlusconiana che va da Sel a Fini, “non sarebbe pensabile un governo di legislatura che abbia dentro Sel e anche Andrea Ronchi, che da ministro firmò il decreto sulla privatizzazione dell’acqua”. Una soluzione del genere, aggiunge, può avere l’orizzonte limitato di cambiare la legge elettorale o fare una legge sul conflitto d’interessi, ma “sarebbe strategicamente e tatticamente perdente”. No a Mario Monti, dunque, o a Luca di Montezemolo, la sinistra è altro, deve tornare ad avere un orizzonte più ampio. “Compagno Bersani – dice – possibile che levare gli occhi verso un orizzonte più ampio significa dedicarsi alla poesia..?”.
Il leader di Sel usa parole care al suo popolo: rivendica il ritorno del pubblico nell’economia, nell’istruzione e nella sanità, dice che “ci vuole una grande sinistra per sentirsi veramente fratelli dei giovani del Cairo e di Tripoli”, sostiene che “la vita è più agra oggi perchè la nostra Costituzione è stata depotenziata”, difende il sindacato, “perchè indebolirlo significa indebolire la vita democratica e rendere più pigro il sistema delle imprese”, urla un secco ‘no’ al nucleare perchè “il futuro è dell’energia alternativa”.
Contesta con parole durissime gli allarmi sugli sbarchi di clandestini, lanciati dagli esponenti del centrodestra, chiamamandoli “barbari amici di dittatori e mafiosi che non hanno rispetto per la vita umana e per chi fugge dalla fame e dalla guerra”.
E critica la politica economica del governo che “ha introdotto la più pesante patrimoniale sui poveri e i deboli”, intaccando l’articolo 41 della Costituzione che invece è “una scultura sacra”.
I toni sono altrettanto forti nei confronti di Berlusconi, a partire dal legame del premier con Gheddafi (“è stato l’ultimo a condannarlo, e lo ha fatto con voce tremante”) fino alla scuola pubblica dopo l’attacco di ieri. “Un paese deve investire nella scuola pubblica perchè è il cuore della crescita economica: e sono stati 15 anni di tv berlusconiane e di crisi della scuola a creare una generazione narcotizzata dal trash e dalla pornocrazia”.
Ma anche sullo scandalo Ruby, perchè “bisogna avere a cuore il destino dei coetanei di quella ragazza che non possono vedere il marciapiede o palazzo Grazioli come orizzonte della loro realizzazione personale”.
Sinistra e Libertà è in campo, scandisce Vendola mettendo in guardia i suoi e spiegando sibillinamente che “le provocazioni continueranno”. Il governatore pugliese lascia quasi intendere di poter fare un passo indietro quando sottolinea che “il leaderismo è una malattia se comporta una delega in bianco: se anche questo leader che parla vi si ritirasse dalla scena, queste parole resterebbero come un patrimonio collettivo”.
Ai cronisti che dietro il palco gli chiederanno una spiegazione, Vendola chiarirà che non ha nessuna intenzione di farsi da parte e che il suo messaggio era riferito a coloro che, anche dentro al Pd, lo hanno accusato di eccesso di protagonismo o di essere un fenomeno mediatico. Tema sviscerato anche dal palco, quando Vendola prende le distanze dal ‘grillismo’, e rivendica la sua “diversità cuturale da chi popola il teatrino televisivo delle anime belle”.
Gli ultimi passaggi del discorso di Vendola sono parole d’ordine rivolte alla platea che lo applaude a lungo, poco prima che dagli altoparlanti si diffondano le note di ‘Bella Ciao’: “rifare la sinistra è possibile, non bisogna cedere sulla nostra identità ma non dobbiamo avere paura di aprirci”.
domenica 20 febbraio 2011
mercoledì 16 febbraio 2011
La mia foto nudo e il metodo-Boffo: colpo di coda degli immoralisti di Arcore
Pubblichiamo un’intervista di Goffredo De Marchis a Nichi, oggi su La Repubblica.
La foto in sé lo ha quasi commosso. «Sono passati 32 anni. Quell´immagine è un´icona dell´innocenza adolescenziale». Il metodo invece, lo scatto in bianco e nero del suo corpo senza vestiti in un campo nudisti sbattuto sulla prima pagina del Giornale di lunedì, lo inquieta. Vendola analizza anche la situazione politica e lancia Rosy Bindi per guidare un governo nato da una «coalizione di emergenza democratica
Presidente Vendola, dobbiamo davvero temere i colpi di coda del berlusconismo? Ha paura di un escalation nei suoi confronti sui giornali della destra?
«Sono molto gratificato nel subire lo stesso trattamento riservato a Boffo, Mesiano, Marcegaglia e Boccassini. Ciclicamente tocca anche a me. Lo stesso poligono di tiro della famiglia Berlusconi aveva pubblicato una mia foto al Gay Pride priva di qualunque significato con il titolo “Può quest´uomo fare lezioni di morale?”. Certo che posso, in particolare a molti politici del centrodestra che nascondono la propria identità. Io non ho mai consentito di mentire a me stesso. La verità è la bussola della mia esistenza».
Qual è l´obiettivo di questi attacchi personali?
«L´equiparazione. Berlusconi non è pulito ma siamo tutti luridi, tutto è contaminato. Sono paradossali nei loro salti logici: fanno contemporaneamente delle mutande la loro bandiera e vogliono mettere i braghettoni seicenteschi alle domande più difficili: sulla sessualità, sull´affettività, sulla vita e la morte. Il loro cinismo è senza limiti. E la battuta omofoba o razzista o sessista esce dal recinto privato del maschilismo berlusconiano per solleticare l´Italietta del basso ventre».
Non c´è molto più di una mutazione semantica?
«C´è un modello culturale che potremmo chiamare: vizi privati e pubbliche virtù. Un mix di moralismo e immoralismo. Il moralismo di chi si finge neoclericale per ragioni elettorali, di chi si intruppa al Family day, di chi si scaglia contro Beppino Englaro rendendo un tema drammatico un´arena per gladiatori, di chi non esita a mandare in galera i ragazzini con lo spinello. E l´immoralismo di chi si circonda di un´epopea in cui l´ebbrezza della cocaina, la compravendita del piacere, il divertimentificio industriale gioca a cavallo del peccato, e questo non ci interessa, ma spesso gioca a cavallo del reato».
Così scatta il siamo tutti luridi.
«Scatta la macchina del fango che cerca di mettere sullo stesso piano la rivendicazione della propria libertà e dignità con l´intangibilità e il sottrarsi al controllo di legalità. Berlusconi pensa per sé alla sacralità del corpo tipica del sovrano medievale».
È possibile che la sua foto serva a parare il colpo di eventuali scatti di Berlusconi nudo nella villa di Arcore?
«Quando ho visto la mia foto sul Giornale ho provato molta tenerezza. Ho pensato a quegli anni, a cosa è stato scoprire poco a poco la politica, il mondo e la mia corporeità. Mi dispiace per Sallusti: la foto virtuale di Berlusconi nel suo harem di escort, stelline vogliose di carriera, adolescenti in cerca di scorciatoie non può essere comparata alla foto di un corpo nudo che passeggia sulla spiaggia durante un campeggio naturista».
Si avverte un certo razzismo nel suo giudizio sulle ragazze di Arcore.
«Non ho retropensieri. Ho pensieri espliciti sull´ambiente che le ha partorite e le ha allevate. Ho un brivido quando leggo le parole dei genitori nelle intercettazioni, ma non dimentico che Ruby e le altre sono un pezzo della generazione definita dai sociologi quella del “lavoro mai”. Il più grande crimine sociale del berlusconismo».
Tutto questo giustifica un´alleanza da Vendola a Fini?
«Per ridare all´Italia l´ossigeno che il berlusconismo le ha tolto urge rimuovere le macerie della Seconda repubblica. Ma se è genuino questo allarme bisogna evitare le inopinate aperture di credito a quei leghisti che sono un elemento centrale del degrado civile del Paese. Facciamo allora un coalizione di emergenza democratica, reclutiamo le migliore competenze giuridiche e occupiamoci delle cose fondamentali: legge elettorale, una buona norma sul conflitto d´interessi e sul sistema informativo. Poi, ognuno per la sua strada».
Ha un nome per guidare questo governo?
«Rosy Bindi. Una donna che rappresenta la reazione a uno dei punti più dolenti del regresso culturale, ricopre un ruolo istituzionale-chiave come quello di vicepresidente della Camera, ha il profilo giusto per guidare una rapida transizione verso la normalità».
La foto in sé lo ha quasi commosso. «Sono passati 32 anni. Quell´immagine è un´icona dell´innocenza adolescenziale». Il metodo invece, lo scatto in bianco e nero del suo corpo senza vestiti in un campo nudisti sbattuto sulla prima pagina del Giornale di lunedì, lo inquieta. Vendola analizza anche la situazione politica e lancia Rosy Bindi per guidare un governo nato da una «coalizione di emergenza democratica
Presidente Vendola, dobbiamo davvero temere i colpi di coda del berlusconismo? Ha paura di un escalation nei suoi confronti sui giornali della destra?
«Sono molto gratificato nel subire lo stesso trattamento riservato a Boffo, Mesiano, Marcegaglia e Boccassini. Ciclicamente tocca anche a me. Lo stesso poligono di tiro della famiglia Berlusconi aveva pubblicato una mia foto al Gay Pride priva di qualunque significato con il titolo “Può quest´uomo fare lezioni di morale?”. Certo che posso, in particolare a molti politici del centrodestra che nascondono la propria identità. Io non ho mai consentito di mentire a me stesso. La verità è la bussola della mia esistenza».
Qual è l´obiettivo di questi attacchi personali?
«L´equiparazione. Berlusconi non è pulito ma siamo tutti luridi, tutto è contaminato. Sono paradossali nei loro salti logici: fanno contemporaneamente delle mutande la loro bandiera e vogliono mettere i braghettoni seicenteschi alle domande più difficili: sulla sessualità, sull´affettività, sulla vita e la morte. Il loro cinismo è senza limiti. E la battuta omofoba o razzista o sessista esce dal recinto privato del maschilismo berlusconiano per solleticare l´Italietta del basso ventre».
Non c´è molto più di una mutazione semantica?
«C´è un modello culturale che potremmo chiamare: vizi privati e pubbliche virtù. Un mix di moralismo e immoralismo. Il moralismo di chi si finge neoclericale per ragioni elettorali, di chi si intruppa al Family day, di chi si scaglia contro Beppino Englaro rendendo un tema drammatico un´arena per gladiatori, di chi non esita a mandare in galera i ragazzini con lo spinello. E l´immoralismo di chi si circonda di un´epopea in cui l´ebbrezza della cocaina, la compravendita del piacere, il divertimentificio industriale gioca a cavallo del peccato, e questo non ci interessa, ma spesso gioca a cavallo del reato».
Così scatta il siamo tutti luridi.
«Scatta la macchina del fango che cerca di mettere sullo stesso piano la rivendicazione della propria libertà e dignità con l´intangibilità e il sottrarsi al controllo di legalità. Berlusconi pensa per sé alla sacralità del corpo tipica del sovrano medievale».
È possibile che la sua foto serva a parare il colpo di eventuali scatti di Berlusconi nudo nella villa di Arcore?
«Quando ho visto la mia foto sul Giornale ho provato molta tenerezza. Ho pensato a quegli anni, a cosa è stato scoprire poco a poco la politica, il mondo e la mia corporeità. Mi dispiace per Sallusti: la foto virtuale di Berlusconi nel suo harem di escort, stelline vogliose di carriera, adolescenti in cerca di scorciatoie non può essere comparata alla foto di un corpo nudo che passeggia sulla spiaggia durante un campeggio naturista».
Si avverte un certo razzismo nel suo giudizio sulle ragazze di Arcore.
«Non ho retropensieri. Ho pensieri espliciti sull´ambiente che le ha partorite e le ha allevate. Ho un brivido quando leggo le parole dei genitori nelle intercettazioni, ma non dimentico che Ruby e le altre sono un pezzo della generazione definita dai sociologi quella del “lavoro mai”. Il più grande crimine sociale del berlusconismo».
Tutto questo giustifica un´alleanza da Vendola a Fini?
«Per ridare all´Italia l´ossigeno che il berlusconismo le ha tolto urge rimuovere le macerie della Seconda repubblica. Ma se è genuino questo allarme bisogna evitare le inopinate aperture di credito a quei leghisti che sono un elemento centrale del degrado civile del Paese. Facciamo allora un coalizione di emergenza democratica, reclutiamo le migliore competenze giuridiche e occupiamoci delle cose fondamentali: legge elettorale, una buona norma sul conflitto d´interessi e sul sistema informativo. Poi, ognuno per la sua strada».
Ha un nome per guidare questo governo?
«Rosy Bindi. Una donna che rappresenta la reazione a uno dei punti più dolenti del regresso culturale, ricopre un ruolo istituzionale-chiave come quello di vicepresidente della Camera, ha il profilo giusto per guidare una rapida transizione verso la normalità».
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